I “pre-accademici” nella storia e nei numeri: Conservatori e Licei musicali

I corsi “pre-accademici”, attività formative che tutti i Conservatori organizzano per studenti non ancora in grado di accedere al primo dei corsi di studio accademici previsti dalla normativa (il “triennio”), sono da anni oggetto di accesa discussione nel mondo dei Conservatori e dell’AFAM in generale.

Storia dei pre-accademici.

I corsi pre-accademici sono nati per dare risposte a esigenze reali dei Conservatori e dei loro studenti, ma problematici ancora oggi restano diversi aspetti quali: il loro inquadramento giuridico, il riconoscimento del valore delle certificazioni intermedie e finali rilasciate, il loro essere o non essere parte della missione del Conservatorio definita dalla riforma del 1999. In particolare resta irrisolta, o non ancora bene definita, la convivenza di istituzioni di diverso livello (secondario e terziario) nello stesso ambito formativo: i Conservatori che tradizionalmente erogano formazione musicale di base esclusivamente professionalizzante (finalizzata al conseguimento di un diploma musicale), attraverso corsi non ordinamentali, e i Licei musicali che erogano a regime ordinamentale, dopo la riforma “Gelmini”, formazione musicale specializzante (secondo i parametri scolastici) ma non necessariamente professionalizzante.

Ma cosa sono e da provengono i corsi “pre-accademici”?

Il nome e il progetto formativo dei corsi “pre-accademici” furono opera della Conferenza dei Direttori dei Conservatori di Musica circa dieci anni fa. La legge 508/1999 aveva lasciato “orfano” il settore della formazione musicale di base professionalizzante (quello di cui fino ad allora si erano occupati i Conservatori e gli Istituti musicali pareggiati), o meglio aveva stabilito che questo ambito formativo dovesse essere affidato (sulla falsa riga dei Licei artistici rispetto alle Accademie di Belle Arti) alla scuola secondaria da riformare. In attesa di questo riordino del sistema, da attuarsi con specifiche norme, l’art. 2, comma 8, lettera d) della Legge di riforma autorizzava i Conservatori a introdurre nei propri regolamenti didattici norme transitorie per l’attivazione di “corsi di formazione musicale di base”.

Nessuna indicazione precisa fu data però sulla decadenza di tale disposizione transitoria (si può ritenere la riforma “Gelmini” del 2010 che ha introdotto i Licei musicali la norma di riordino di cui la L. 508 parla?), né sulla natura di questi corsi, sulla loro organizzazione, sulla valenza dei curricoli proposti autonomamente dai Conservatori a livello nazionale e internazionale.

Nei primi anni successivi alla riforma AFAM il problema non fu particolarmente sentito perché i Conservatori continuarono ad iscrivere studenti nei corsi del vecchio ordinamento (che avevano assicurato per tutto il Novecento la formazione musicale di base assieme al “curricolo verticale”), dato che la L. 508 non stabiliva i termini per la loro cessazione (così come il successivo DPR 212/2005). Sappiamo che lo hanno fatto fino all’a.a. 2010/11.

Con l’emanazione del Regolamento didattico previsto dalla L. 508 (il DPR 212 nel 2005) la questione cominciò a proporsi con sempre maggiore forza, giacché fu chiaro che i corsi del vecchio ordinamento sarebbero andati prima o poi ad esaurimento (cfr. Tabella 2).

Fu dopo di allora che dalle esperienze che alcuni Conservatori avevano cominciato a fare (Parma, Trento, Vicenza, Cuneo, ecc.) la Conferenza approvò un documento “guida” per l’attivazione omogenea su tutto il territorio nazionale di queste corsi ai quali fu attribuita dalla Conferenza la denominazione “pre-accademici” anche per sottolineare una diversità rispetto alla più generica definizione di “corsi di base” della 508. La volontà era quella di dare un ordine “para-ordinamentale” ai curricoli pre-AFAM, per garantire un migliore successo formativo e una migliore comprensione di queste attività da parte di professori, studenti, famiglie.

Fu pensato di attribuire ai corsi pre-accademici la funzione di rendere coerente il percorso musicale, la cd. “filiera” o “curricolo verticale”, nella piena consapevolezza che tale percorso sarebbe stato nel futuro condiviso anche con altri soggetti diversi dai Conservatori, cioè dal settore scolastico. Da questo nacque l’articolazione dei periodi/livelli 3+2+3 (ancora oggi la più usata dai Conservatori) che voleva intenzionalmente far riferimento alla scuola secondaria di primo (tre anni) e di secondo grado (biennio più triennio), differenziandosi però da questa per l’assegnazione dei livelli tecnici degli studenti non per età anagrafica ma in base alle abilità strumentali, vocali, compositive nonché alle conoscenze teoriche dimostrate singolarmente dagli studenti.

Ma non solo: si voleva fare tesoro della tradizione formativa che i Conservatori italiani avevano espresso nel Novecento, anche attraverso le sperimentazioni, salvaguardando la migliore cultura didattica musicale italiana e allo stesso tempo innovando grazie all’autonomia garantita nella gestione dei corsi. Autonomia che, non va dimenticato, era ed è dovuta all’assenza di regolamentazione nazionale a sua volta dovuta alla natura non ordinamentale dei corsi pre-accademici. Da qui la possibilità data di decidere in libertà e in autonomia i repertori musicali dei corsi strumentali/vocali, di innovare le metodologie di insegnamento specialmente per le discipline in passato più vincolate a programmi ministeriali oramai divenuti vetusti e superati.

Il passo successivo avvenne nel 2010/11 quando ai Conservatori fu chiesto di scrivere e far approvare dal MIUR il regolamento didattico d’istituto previsto dal DPR 212/2005. La Conferenza dei direttori su indicazione della Direzione generale AFAM anche il quel caso svolse un lavoro di raccordo, scrivendo e approvando un testo guida successivamente analizzato, accorciato e approvato dal CNAM. In questo importante testo regolamentare interno erano presenti anche i corsi di base o “pre-accademici”, e questa è fino ad oggi l’unica legittimazione nazionale che attualmente queste attività formative hanno.

Da allora ogni Conservatorio ha regolamentato, anche con successive modifiche, le proprie attività formative pre-AFAM, variamente chiamandole “corsi di base”, “corsi pre-accademici”, “corsi propedeutici”, declinando diversamente le durate in anni dei cicli e dei loro livelli intermedi, definendo in completa autonomia i programmi musicali, i requisiti di accesso e le competenze in uscita (da far corrispondere alle competenze in entrata ai trienni).

Purtroppo l’aspetto innovativo di questi corsi non sempre è stato pienamente compreso dai docenti dei Conservatori. In varie situazioni i corsi pre-accademici sono stati interpretati come un semplice ritorno al vecchio ordinamento, per la soddisfazione dei numerosi critici della riforma. Ma nel complesso l’esperienza ha contribuito a far mantenere alto il livello della preparazione musicale iniziale e di base e a mantenere in vita corsi di studio strumentali a rischio estinzione.

L’evoluzione successiva della situazione generale concernente l’AFAM e il mondo a lei circostante, vede oggi due importanti novità che influiscono sulla definizione e sull’organizzazione futura dei corsi pre-accademici.

La prima è rappresentata dal completamento, nel 2015, del primo ciclo dei primi licei musicali. Nel 2010 erano meno di 40 i licei musicali, oggi ce ne sono più del triplo (precisamente 141 di cui 19 con due sezioni, due con tre sezioni). Nei prossimi anni andranno tutti a regime, altri licei nuovi saranno poi autorizzati, e quindi la consistenza di studenti che svolgeranno la formazione musicale di base nella scuola si farà decisamente consistente (si parla in questo anno scolastico di circa 15.000 studenti). Come si vedrà più avanti i numeri degli iscritti pre-accademici nei Conservatori sono ancora maggiori; difficilmente quindi i Licei musicali potranno sostituire in toto i Conservatori, per cui il settore pre-AFAM dovrà essere ancora a lungo condiviso tra scuola secondaria e Istituti musicali AFAM.

La seconda è la volontà, più volte ufficialmente manifestata da parte del MIUR, di completare la riforma del 1999, cioè di emanare i decreti attuativi previsti dalla L. 508 (art. 2, comma 7), alcuni dei quali di fondamentale rilevanza e impatto, rimasti fino ad oggi, a distanza di 17 anni, lettera morta. In particolare il MIUR ha annunciato di voler dare seguito al “riordino” del sistema AFAM previsto dalla riforma, riordino che necessariamente avrà a che fare con la definizione della missione del Conservatorio riformato e quindi con un inquadramento dei corsi pre-accademici rimasti fino ad oggi ai confini della legittimità giuridica.


I numeri.

Alla luce di quanto nel prossimo futuro potrà accadere può essere utile conoscere i numeri che ci vengono forniti dall’ufficio statistica del MIUR riguardo ai corsi pre-accademici. Si tratta di dati forniti al MIUR dalle singole istituzioni (come avviene da molti anni), dati quindi computati e verificati dalle stesse istituzioni. Sono però note alcune discrepanze verificatesi in certe voci: questo è dipeso dalla non corretta interpretazione delle domande della rilevazione e/o dal non corretto inserimento dei dati da parte delle singole istituzioni. I dati qui forniti rappresentano totali di somme di numeri che ogni singola istituzione ha espresso (59 sedi di Conservatori statali, 18 sedi di Conservatori non statali ex IMP). Come sempre va ricordato che esiste una situazione molto differenziata dovuta alle differenti dimensioni esistenti nei Conservatori, alle diverse tradizioni storiche, alle diverse situazioni in cui operano. Per la conoscenza specifica del fenomeno, istituzione per istituzione, si rimanda quindi ad altri studi più particolareggiati.

L’ultima rilevazione (a.a. 2015-16) ci dice che gli iscritti ai corsi di base/pre-accademici/propedeutici (in seguito pre-AFAM) nei Conservatori statali sono stati 15.387, pari al 38,12% del totale degli studenti (40.364). Nei Conservatori non statali (ex IMP), nello stesso anno accademico gli iscritti pre-AFAM erano 3.776 studenti, pari al 58,67 degli studenti totali (6.436).

La Tabella 1 mostra la progressione di iscritti pre-AFAM e la loro percentuale sul totale degli studenti a partire dall’a.a. 2010/11, ultimo anno in cui i Conservatori hanno iscritto nuovi studenti nei corsi del previgente ordinamento che da allora sono andati definitivamente ad esaurimento.

Tabella 1. Iscritti a corsi pre-AFAM e percentuale su totale iscritti: a.a. 2010/2015.

Conservatori statali: Conservatori non statali (ex-IMP)
a.a. 2010/11 2.556 (6,02%) 1.781 (27,43%)
a.a. 2011/12 7.492 (17,68%) 2.553 (37,84%)
a.a. 2012/13 10.955 (25,95%) 3.127 (46,26%)
a.a. 2013/14 13.309 (31,66%) 3.436 (52,60%)
a.a. 2014/15 15.007 (35,55%) 3.682 (55,65%)

Alla crescita degli iscritti nei corsi pre-AFAM (avvenuta come si vede in modo maggiore nei Conservatori statali) corrisponde una decrescita (cfr. Tabella 2) degli iscritti nei corsi del vecchio ordinamento, nei periodi inferiore e medio (non considerati qui “superiori” poiché gli iscritti sono esenti dalle tasse regionali sul diritto allo studio). Nei Conservatori statali i 12.831 studenti pre-accademici in più riscontrati dal 2010 al 2016 compensano in parte i 21.461 studenti in meno del vecchio ordinamento ottenuti nello stesso periodo, con un saldo negativo di iscritti nell’intero settore non accademico (pre-AFAM più i periodi inferiore e medio del vecchio ordinamento) di 8.630 unità. Per i Conservatori non statali i dati danno 1.995 iscritti pre-AFAM in più nello stesso periodo contro i 2.422 studenti del vecchio ordinamento periodi inferiore e medio in meno, con saldo negativo del settore non accademico di 427 unità.

Tabella 2. Iscritti a corsi di vecchio ordinamento nei periodi inferiore e medio: a.a. 2010/2016.

Conservatori statali Conservatori non statali (ex-IMP)
a.a. 2010/11 25.812 2.743
a.a. 2011/12 19.098 2.060
a.a. 2012/13 14.228 1.414
a.a. 2013/14 10.461 921
a.a. 2014/15 6.852 600
a.a. 2015/16 4.351 321

Va detto che questo calo di studenti nell’intero settore non accademico è stato compensato da un aumento di studenti superiori, accademici (iscritti al periodo superiore del vecchio ordinamento e a tutti i corsi accademici previsti dal DPR 212/2005). Conferma di questo viene fornita dal numero totale di iscritti che dal 2010/11 al 2015/16 è rimasto pressoché invariato eccetto che nell’ultimo anno e solo nei Conservatori statali dove c’è stato un calo complessivo di iscrizioni riconducibile alla conclusione dei corsi di formazione per gli insegnanti.

Tabella 3. Andamento degli iscritti totali: a.a. 2010/2016.

Conservatori statali Conservatori non statali (ex-IMP)
a.a. 2010/11 42.484 6.493
a.a. 2011/12 42.386 6.746
a.a. 2012/13 42.216 6.760
a.a. 2013/14 42.032 6.532
a.a. 2014/15 42.214 6.616
a.a. 2015/16 40.364 6.436

L’ultimo dato del rapporto tra iscritti superiori/AFAM (frequentanti il periodo superiore del vecchio ordinamento e i corsi di diploma accademico previsti dal DPR 212/2005) e gli altri iscritti si attestava nell’a.a. 2015/16 nei Conservatori statali al 51,92% (20.957 studenti) del totale a vantaggio dei primi (valore in assoluto più alto dall’emanazione della riforma), mentre nei Conservatori non statali gli iscritti ai corsi superiori sono ancora minoritari, cioè il 37,01% (2.382) del totale. Sicuramente va segnalato (cfr. Tab. 4 e 5) che a tale risultato contribuiscono maggiormente gli iscritti ai nuovi corsi di studio avviati dopo la riforma, piuttosto che gli studenti iscritti ai corsi caratteristici del Conservatorio tradizionale.

I dati dell’a.a. 2015-16 della rilevazione MIUR (cfr. Tabelle 4 e 5) riportano che la quasi totalità dei corsi pre-AFAM organizzati in autonomia dai Conservatori si riferisce nelle denominazioni e nei curricoli dei corsi a quelli del Triennio (I livello accademico); fanno eccezione qualche limitato caso di corsi avulsi da questi riferimenti e alcuni casi di corsi aventi diversa denominazione ma stesso contenuto disciplinare.

Le Tabelle 4 e 5 raggruppano, rispettivamente per i Conservatori statali e non statali (ex IMP), tutti i pre-AFAM (corsi di base/pre-accademici/propedeutici) che hanno un rapporto con il corrispondente corso di studi ordinamentale di primo livello (indicato dal codice DCPL, come dai DD.MM 124/2009 e 120/2013).

Per ogni corso pre-AFAM elencato vengono raccolti questi dati (a.a. 2015-16):

  • Il codice del corso ordinamentale di primo livello corrispondente;
  • Il numero totale di iscritti pre-AFAM;
  • Il numero di iscritti pre-AFAM dell’ultimo periodo finale del ciclo (questo dato è accessibile solo dalla rilevazione dell’a.a. 2015/16);
  • Il numero totale di iscritti al corrispondente corso di primo livello ordinamentale;
  • Il numero di iscritti al I anno del corrispondente corso di primo livello ordinamentale;
  • Il numero di diplomi del corrispondente corso di primo livello ordinamentale (dato 2015);
  • Il numero di studenti pre-AFAM+I livello per diploma di I livello;
  • Il rapporto (in %) tra gli iscritti pre-AFAM dell’ultimo periodo e tutti gli iscritti pre-AFAM;
  • Il rapporto tra iscritti al primo livello e gli iscritti pre-AFAM.

I numeri zero e i loro correlati sono evidenziati in blu perché possono rappresentare anche una o due unità; questo perché per esigenze di privacy i dati forniti dal MIUR non indicano i valori inferiori al tre (e questo in parte giustifica la non sempre corrispondenza tra il valore ottenuto dalla somma delle parti con quello fornito come totale dal MIUR).

Dalla lista dei corsi pre-AFAM attivi si nota che il loro numero è minore dei 67 corsi di studio di primo livello previsti dalla normativa. I Conservatori statali hanno attivato nel 2015/16 43 corsi pre-AFAM, quindi per 24 corsi di primo livello non forniscono specifica preparazione pre-accademica. I Conservatori non statali ne hanno attivati 28, quindi 39 corsi di primo livello non hanno preparazione pre-accademica. La ragione di questo sta nel fatto che per alcuni corsi di primo livello l’accesso avviene anche da un altro indirizzo di corso pre-AFAM (dallo strumento “classico”, per esempio, riguardo ai corsi di musica antica o jazz). Inoltre va considerato che alcuni corsi di primo livello (specie quelli normati nel 2013) non risultano ancora attivi (non hanno cioè studenti iscritti).

Il numero di studenti frequentanti l’ultima parte del ciclo pre-AFAM è un dato di grande interesse da monitorare perché rappresenta la quota di iscritti più specificatamene interessata e prossima all’accesso al Conservatorio nei corsi accademici ordinamentali di primo livello. Per questo motivo dall’anno accademico 2015/16 questa tipologia di studenti è stata evidenziata nelle statistiche del MIUR.

È interessante rapportare questo dato al numero totale di iscritti pre-AFAM. Quando i valori sono inferiori al 30% i risultati ottenuti hanno anche a che fare con la “mortalità” studentesca nella fase iniziale degli studi.

Va ricordato che il dato globale pre-AFAM è una media tra cicli di corsi che sono oggi di diversa durata tra Conservatorio e Conservatorio (dai cinque agli otto anni). Inoltre le Tabelle non visualizzano (perché i dati MIUR non lo consentono) il numero di iscritti pre-AFAM che si iscrivono ad un corso di primo livello diverso da quello pre-AFAM frequentato nello stesso Conservatorio o in un altro. Tenuto conto di quanto detto sopra è comunque possibile evidenziare nei numeri forniti alcune significative tendenze. Importante è non trarre affrettate conclusioni dai dati presi singolarmente, ma piuttosto analizzare ogni singolo dato nel rapporto con gli altri dello stesso ambito di indagine.

Il corso pre-AFAM di Batteria e percussione jazz è quello col peggior rapporto di iscritti nella fase finale/totale iscritti pre-AFAM: solo il 10%. Ma parliamo di numeri esigui. In Pianoforte pre-AFAM nei Conservatori statali solo il 13% (463 studenti) frequentano l’ultima parte del ciclo di studi; in Violino pre-AFAM ancora meno (12%, per 231 studenti). Migliore risultato lo ottiene il Trombone pre-AFAM, dove uno su quattro degli studenti è nell’ultimo periodo del corso. La media totale di questo rapporto in tutti i corsi si attesta al 17% per i Conservatori statali e al 18% per quelli non statali.

Il rapporto tra il totale degli studenti pre-AFAM e il numero di iscritti al primo livello accademico è stato qui riportato solo per i corsi esistenti anche nel vecchio ordinamento (dove insistono la maggior parte degli studenti dei Conservatori). I valori maggiori di 1 mostrano una preponderanza di iscritti accademici, i valori minori di 1 mostrano una preponderanza di iscritti pre-AFAM. Nei Conservatori statali, solo Mandolino ha un valore maggiore di 1, ha cioè più studenti al triennio che al pre-AFAM (come d’altronde accade per tutti i corsi nuovi introdotti dopo la riforma, p.e. quelli jazz). Tutti gli altri hanno un rapporto specifico inferiore anche alla media ottenuta tra tutti i corsi (0,69). Il dato diventa tanto più significativo quanto maggiore è il numero assoluto di iscritti allo specifico corso. Tra le discipline più tradizionali del Conservatorio gli archi Violino, Viola e Violoncello hanno un rapporto iscritti accademici/iscritti pre-accademici tra i più bassi (tra 0,20 e 0,24).

Il numero di diplomi di primo livello conseguiti (il dato più recente però è riferito al 2015, quindi i rapporti vanno visti solo come tendenza generale) viene messo in relazione agli iscritti pre-AFAM più quelli del triennio cioè a tutta la filiera professionalizzante della quale il diploma accademico di primo livello rappresenta la prima conclusione. Anche in questo caso si sono presi in considerazione i corsi già esistenti anche nel Conservatorio tradizionale. La media totale per tutti i corsi è 21 iscritti per ogni diploma. Per i Conservatori statali si notano notevoli differenze tra Arpa (110) e Chitarra (20), ma anche tra strumenti della stessa sezione orchestrale: Flauto (50) e Oboe (104); Violino (42) e Viola (82).

Il dato degli iscritti al primo anno del Triennio messo in relazione al numero di iscritti all’ultima fase del ciclo pre-AFAM (preso con cautela, perché andrebbe paragonato con il dato dell’anno precedente purtroppo però non disponibile) mostra quali corsi di primo livello ricevono studenti non preparati dal Conservatorio o provenienti da altri corsi. Accade per tutti i più recenti corsi jazz, ma anche per alcuni più tradizionali.

Tabella 4. Conservatori statali.

PRE-ACCADEMICI 2015-16

Tabella 5. Conservatori non statali (ex IMP).

PRE-ACCADEMICI 2015-16.xlsx


Licei musicali.

La Tabella 6 compara gli iscritti per ogni corso pre-AFAM nei Conservatori statali e non statali con quelli nei Licei musicali per gli stessi strumenti. I dati riguardanti i Licei sono tratti dal rapporto pubblicato dal MIUR nel 2016: Indagine conoscitiva nazionale sull’assetto strutturale e organizzativo e sui risultati conseguiti dagli studenti dei licei musicali e coreutici al termine del quinto anno di attività. L’ultima rilevazione degli iscritti nei Licei musicali risale all’anno scolastico 2014-15; i dati dei Conservatori sono quindi quelli dello stesso anno accademico 2014-15 forniti sempre dall’ufficio statistica del MIUR in base alle dichiarazioni fornite dalle istituzioni AFAM. Per quanto riguarda i Conservatori sono stati riportati separatamente gli iscritti nei corsi pre-AFAM nelle istituzioni statali e non statali, più il loro totale. Per quanto riguarda il Liceo musicale sono riportati i dati separati relativi al I e al II strumento, più il totale di queste due voci.

Come si vede da uno sguardo generale di tipo quantitativo i Conservatori hanno un maggior numero di iscritti appartenenti a questo livello della formazione (e questa differenza aumenta se si aggiungono gli iscritti al vecchio ordinamento nei compimenti inferiore e medio qui non calcolati). La tendenza futura però è quella di una diminuzione di questo scarto, per via del prevedibile maggior aumento di iscritti che si verificherà nei prossimi anni più nei Licei musicali, a causa del completamento del ciclo quinquennale di licei autorizzati più recentemente e dell’avvio di nuovi Licei musicali. Le differenze nel numero di frequentanti risaltano con evidenza nel rapporto tra gli iscritti nei corsi strumentali pre-AFAM dei Conservatori e gli iscritti che frequentano il primo strumento nei Licei musicali, essendo questo dato più significativo rispetto al più generico rapporto tra i totali.

Per comprendere meglio il significato di questi dati è bene ricordare che gli iscritti pre-AFAM nei Conservatori sono inseriti in cicli di studio più lunghi del quinquennio liceale, e questo incide nell’ammontare dei totali di iscritti. Il numero di ore di lezione annuali di strumento a studente è di media sicuramente maggiore nei Licei musicali rispetto al pre-AFAM del Conservatorio (66 ore per il primo strumento per cinque anni, 33 ore per il secondo strumento per quattro anni). Le lezioni di strumento nel Conservatorio sono però sempre individuali (“uno contro uno”), mentre nel liceo può essere utilizzata la lezione individualizzata (“due contro uno”). Gli obiettivi formativi in uscita da questi corsi sono tendenzialmente più impegnativi nei Conservatori, in quanto i pre-AFAM sono tutti finalizzati all’accesso al Triennio (primo livello accademico) del Conservatorio per tutti gli iscritti. Non è possibile invece quantificare un rapporto tra i livelli tecnici in uscita dai Licei musicali e quelli sempre in uscita dal pre-AFAM dei Conservatori (livelli che devono corrispondere a quelli in entrata al triennio). Questo perché non esiste oggi un livello tecnico in entrata al triennio (definito in grado di abilità manuali acquisite sullo strumento, grado di conoscenze teoriche correlate e di conoscenza/esperienza pratica di repertori storici specifici) stabilito a livello nazionale almeno nei valori minimi; ogni Conservatorio li stabilisce in completata autonomia e spesso con notevoli differenze. Va comunque detto che diffusa è la percezione da parte dei Conservatori di un generale livello tecnico strumentale più elevato raggiunto dagli studenti dei corsi pre-AFAM rispetto a quello degli studenti dei Licei musicali.

La Tabella 6 mostra che a parte i corsi strumentali relativi al generi Jazz (che comunque il liceo propone) e alla musica antica (ma non sempre si tratta di strumenti dal punto di vista organologico diversi da quelli dei corsi “tradizionali”) il Liceo musicale offre ai propri iscritti una vasta gamma di strumenti, sia come “primo” sia come “secondo”. Lo studio MIUR ne rileva 24 differenti, più altri non identificati sotto la dicitura “Jazz” e “Altri”. Va detto che anche nei Conservatori esiste una notevole differenza di iscritti tra stessi corsi pre-AFAM e AFAM per gli strumenti dell’area “Jazz” e “Antica”, come si vede dalle Tabelle 4 e 5. Come già ricordato l’accesso ai corsi di primo livello di queste aree può avvenire anche da una preparazione non accademica svolta in corsi strumentali tradizionali.

Tabella 6. Iscritti pre-AFAM nei Conservatori e nei Licei musicali: a.a. 2014-15.

Iscritti Preaccademici e Licei 2014-15.xlsx

Autore: Paolo Troncon

Direttore del Conservatorio di Vicenza 2004-2010 Direttore del Conservatorio di Castelfranco Veneto 2010-2016 Presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori di Musica 2013-2016

2 pensieri riguardo “I “pre-accademici” nella storia e nei numeri: Conservatori e Licei musicali”

  1. Molto interessante. Primo o poi i Conservatori dovranno scorporare la formazione preaccademica e i Licei musicali saranno il riferimento. Fare i conti con i numeri è fondamentale.

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    1. Dopo l’approvazione del decreto delega (atto 382) alla L. 107/2015 bisogna fare uno sforzo tutti per superare l’idea di una competizione tra Liceo musicale e Conservatorio. Esseri diversi non significa che uno deve escludere l’altro. I numeri, la storia, l’esperienza concreta mostrano che esiste un ambito formativo che è e sarà a lungo condiviso. Per implementare entrambi i settori formativi, farli dialogare, dare la possibilità a chi ha doti, passione, volontà di finire gli studi musicali nel Conservatorio di farlo! Si definiranno meglio le funzioni di ciascuna istituzione, e si dovrà tutti cercare di elevare i livelli qualitativi dell’offerta musicale, nonché di ampliarla senza sprecare risorse umane ed economiche.

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