Il passaggio dal preaccademico al primo livello nei Conservatori statali

Dall’a.a. 2015-16 l’ufficio statistica del MIUR ha inserito nella domanda relativa agli iscritti pre-AFAM la richiesta di specificare il numero di studenti iscritti alla parte finale del ciclo, cioè agli ultimi due/tre anni del pre-accademico/propedeutico come normalmente i Conservatori prevedono. Inoltre sono noti da quest’anno, nell’ultima rilevazione dell’a.a. 2016-17, i dati relativi alla provenienza (dal Liceo musicale, dal pre-AFAM del Conservatorio o da altro) degli studenti iscritti al primo anno dei corsi accademici di primo livello (Trienni), cioè al primo/più basso ordinamento del conservatorio riformato ai sensi del DPR 212/2005. È possibile quindi per la prima volta analizzare per ciascun corso di studio il passaggio degli studenti dal pre-AFAM al Triennio accademico nei Conservatori italiani, nonché i dati sulla provenienza al I livello. Il seguente studio è limitato ai soli Conservatori statali.

Nella Tabella 1 vengono confrontati per ogni corso di studio (nelle caselle grigie) i dati relativi al numero totale degli iscritti all’ultimo periodo di ciascun corso pre-AFAM dell’a.a. 2015-16 (corrispondente agli ultimi due/tre anni) con quelli degli iscritti al primo anno del Triennio accademico dell’a.a. 2016-17. Sono inoltre forniti a lato i totali (sempre per ciascun corso e per gli a.a. 2015-16 e 2016-17) degli iscritti pre-AFAM e degli iscritti all’intero ciclo dei corsi di primo livello accademico.

I corsi pre-AFAM elencati nella prima colonna della Tabella 1 hanno nomenclature decise dai singoli Conservatori (non esistendo un ordinamento nazionale per questi corsi) non sempre corrispondenti alle rubriche dei relativi corsi di studio di primo livello ordinamentali: possono quindi esserci diversi nomi per indicare lo stesso corso. Si è proceduto allora, quando necessario, ad abbinare nel computo degli iscritti pre-AFAM più corsi di diverso nome se di uguale o simile obiettivo formativo.

Nella seconda colonna appaiono i 67 corsi accademici di primo livello previsti dall’ordinamento (DD.MM. 124/2009 e 120/2013), con dati che talvolta comprendono anche iscritti a trienni sperimentali ancora attivi in certi Conservatori, associando ogni riga al relativo corso pre-AFAM.

L’offerta complessiva di corsi di studio di primo livello accademico risulta maggiore di quella di corsi pre-AFAM, e ciò si spiega col fatto che la prima è più specifica negli obiettivi formativi: questo comporta, in certi casi, la possibilità dell’accesso a diversi corsi triennali da parte di uno stesso corso pre-AFAM.

Non va poi dimenticato che al corso di Triennio si accede non solo dal relativo corso pre-AFAM del Conservatorio, ma anche da corsi preparatori forniti da scuole private, da privati, dal Liceo musicale, da istituti esteri. Il dato specifico di questo afflusso esterno è stato evidenziato corso per corso nelle Tabelle 2 e 3.

La relazione tra gli iscritti all’ultimo periodo del pre-AFAM (quello in cui gli studenti sono maggiormente orientati al Triennio) e gli iscritti al primo anno del primo livello accademico dell’annata successiva (Tabella 1) ha un duplice interesse: nei valori quantitativi assoluti come rappresentazione dell’ “appeal” che ogni corso di studio ha sugli studenti (le cui scelte spesso prescindono dagli sbocchi lavorativi offerti), e nel valore proporzionale che il rapporto indica, con differenze vistose tra corso e corso. Per il primo caso si va dal massimo di numero di iscritti in Pianoforte (463 nell’ultimo periodo pre-AFAM e 604 nel primo anno del Triennio) al minimo di corsi di studio (14) privi del tutto di allievi sia nell’ultimo periodo del pre-AFAM, sia nel primo anno del Triennio; per il secondo caso si va dal Saxofono jazz con tre iscritti all’ultimo periodo pre-AFAM e 77 al primo anno del primo livello, o Canto Jazz con 8 e 218, all’Arpa con 35 iscritti all’ultimo periodo pre-AFAM e 24 al primo anno del primo livello.

Le sproporzioni più evidenti nei corsi jazz e pop derivano anche dalla relativa novità di questi corsi (soprattutto dei secondi), il che comporta un numero limitato di posti in organico nei Conservatori, e dal fatto che molti iscritti a questi corsi del Triennio svolgono già attività con una formazione passata precedente svolta altrove come autodidatti o in altro strumento/canto. Vari corsi di studio triennali, inoltre, (musica elettronica, didattica, direzione, ecc.) accolgono studenti formati generalmente in altri ambiti.

I dati degli iscritti ai corsi strumentali del Conservatorio tradizionale (archi e fiati dell’orchestra sinfonica, più le tastiere classiche) sono i più significativi, anche per la quantità di iscritti che rappresentano. Tali dati raggruppati (Tabella 3) mostrano come gli iscritti ai corsi di Violino, Viola, Violoncello, Contrabbasso (archi), Flauto, Oboe, Clarinetto, Saxofono, Fagotto (legni), Corno, Tromba, Trombone, Tuba (ottoni), Pianoforte, Organo, Fisarmonica, Chitarra, Arpa, Percussioni (tastiere), nei corsi pre-AFAM rappresentano la maggioranza degli studenti complessivi di tutti i corsi pre-AFAM, precisamente 86,25% rapportando i totali dell’intero ciclo (21,45% archi, 19,25% legni, 7,27% ottoni, 38,29% tastiere), 80,23% rapportando i totali dell’ultimo periodo del ciclo (16,11% archi, 22,58% legni, 9,08% ottoni, 32,46% tastiere). Le cose cambiano drasticamente nei corsi accademici di primo livello dove il rapporto tra studenti iscritti ai corsi della stessa precedente tipologia strumentale (sempre in relazione a tutti i corsi di studio dell’offerta formativa triennale) quasi si dimezza rappresentando un 47,91% in rapporto con i totali degli iscritti al primo anno (9,17% archi, 11,61% legni, 4,89% ottoni, 22,24% tastiere), e un 44,16% in rapporto coi totali degli iscritti dell’intero Triennio (8,12% archi, 9,93% legni, 4,14% ottoni, 21,97% tastiere).

È noto che la maggior parte dei docenti di strumento dell’organico nazionale è titolare nelle discipline del Conservatorio tradizionale (questo per via anche degli organici bloccati dal 1999 e delle poche variazioni di organico concesse dal MIUR solo sulla base dei posti divenuti vacanti). Per sostenere l’attività accademica si deve ricorrere quindi ad ore aggiuntive (70.301 ore nel corso dell’a.a. 2016-17, pari ad un valore di spesa stimabile in circa 4 milioni e 700 mila euro a carico delle istituzioni), o a contratti esterni che nel complesso sono stati, sempre nel 2016-17, ben 1.600 per un monte didattico di 102.285 ore e un valore economico ancor più elevato del precedente, sempre a carico dei bilanci dei Conservatori.

Gli iscritti ai corsi pre-AFAM nei Conservatori statali sono stati nell’ultimo anno 15.672 (la Tabella 1 ne mostra meno perché alcuni corsi senza un Triennio non sono stati computati), mentre quelli al primo livello sono stati 12.578 (numero maggiore del totale della Tabella 1 perché alcune sperimentazioni non riconducibili agli ordinamenti non sono state considerate). Complessivamente gli iscritti di livello superiore sono nei Conservatori statali 21.616 (calcolando anche i 5.931 iscritti al secondo livello, i 150 post-diploma e i 2.957 del periodo superiore del V.O.) pari al 54,26% del totale complessivo (39.840, computando anche i 2.552 iscritti ai periodi inferiore e medio del V.O.). Ma come si vede nel dettaglio nella Tabella 1 a questo 54,26% di iscritti superiori (numero comunque in aumento costante negli ultimi anni) i vari corsi di studio concorrono molto diversamente.

La Tabella 2 mostra, analiticamente corso per corso, la provenienza degli studenti iscritti al primo anno del Triennio accademico, computando quelli provenienti dal Liceo musicale, quelli dai pre-accademici e lasciando quindi il resto ad altre provenienze (istituti privati, privatamente, estero). Va ricordato che nella colonna “altro” possono essere stati computati anche studenti interni provenienti da diverso corso pre-accademico, specialmente dove non è attivo il corso corrispondente pre-AFAM, p.e. per il corso DCPL31 Maestro collaboratore dove lo studio pre-AFAM è stato svolto senz’altro in Pianoforte.

I dati complessivi mostrano una provenienza al primo anno del Triennio dal Liceo musicale pari all’8,35% del totale degli iscritti al primo livello accademico, il 28,25% dal pre-accademico interno e il 63,41% da altra provenienza. Anche in questo caso è significativo analizzare cosa succede nelle tipologie strumentali prima individuate (archi, legni, ottoni, tastiere): la Tabella 3 mostra come la provenienza dal Liceo musicale si attesta per questi strumenti al 15,18% (14,71% archi, 19,06% legni, 12,50% ottoni, 13,93% tastiere), dal pre-accademico al 41,18% (47,13% archi, 45,74% legni, 27,59% ottoni, 39,34% tastiere), da “altro” al 43,64% (38,16% archi, 35,21% legni, 59,91% ottoni, 46,73% tastiere).

Mancando il dato relativo agli iscritti all’ultimo anno del pre-AFAM nell’a.a. 2015-16 non è possibile calcolare la “mortalità” studentesca nel passaggio tra pre-accademico/propedeutico al Triennio, ma qualcosa si può desumere accostando (Tabella 2) il dato, relativo all’a.a. 2015-16, degli iscritti pre-AFAM dell’ultimo ciclo con il dato dell’a.a. 2016-17 successivo relativo agli iscritti al primo anno del Triennio provenienti dal pre-AFAM del Conservatorio. Si noti come in alcuni casi (Canto jazz, Chitarra jazz, Batteria jazz) il secondo numero supera il primo, indicando esplicitamente che al Triennio sono pervenuti studenti precedentemente iscritti ad altro pre-AFAM del Conservatorio.

In conclusione, anche in relazione al futuro delle norme previste nel D.lgs 60/2017, questi dati fanno chiarezza sullo specifico ruolo dei Licei musicali che interessa ai Conservatori, ruolo questo che però non è certamente l’unico né forse il più importante. I Licei musicali contribuiscono in misura ridotta al totale degli iscritti alla vasta offerta formativa accademica del Conservatorio anche perché il Liceo musicale è attualmente propedeutico al Conservatorio solo per una parte dell’offerta accademica: è quindi più significativo il dato relativo agli strumenti più tradizionali dove l’apporto (15%) si avvicina al numero previsto nel 2010. Tale numero può senz’altro aumentare alla luce del D.lgs 60/2017 e del redigendo DM applicativo a seguito di un più proficuo coordinamento con i Conservatori.

Infine la consistente quota di studenti che proviene dall’esterno del Conservatorio (tra cui un 10% circa dall’estero) rende obbligatorio per tutte le istituzioni essere attive sul proprio territorio con tutte le realtà pubbliche e private che gestiscono formazione musicale di base e propedeutica.

—–

Si ringrazia l’Ufficio Statistica e Studi del MIUR – Settore Università, Afam e Ricerca, in particolare la dott.ssa Simonetta Sagramora.

 

Allegati:

TABELLA 1  Iscritti a.a. 2015-16 (pre-AFAM) e a.a. 2016-17 (I livello)

TABELLA 2 Provenienza degli iscritti I anno del Triennio / Iscritti ultimo ciclo pre-AFAM 2015-16 e iscritti I livello 2016-17 da pre-AFAM

TABELLA 3   Iscritti e provenienza per gruppi strumentali

Autore: Paolo Troncon

Direttore del Conservatorio di Vicenza 2004-2010 Direttore del Conservatorio di Castelfranco Veneto 2010-2016 Presidente della Conferenza dei Direttori dei Conservatori di Musica 2013-2016

3 pensieri riguardo “Il passaggio dal preaccademico al primo livello nei Conservatori statali”

  1. Grazie Paolo per il prezioso contributo. Dai risultati della ricerca credo si possono ricavare alcune considerazioni: 1) ben più della metà (esattamente in una forbice che va, per tipologia di scuola, dal 52,87% al 72,41%) di chi entra al corso accademico di I livello NON arriva dai corsi preaccademici attivati dai Conservatori. Non mi pare quindi giustificata la convinzione, che molti docenti portano avanti con fermezza, secondo cui i corsi preaccademici rappresentano la sede eletta ed ineguagliabile – sul piano qualitativo e quantitativo – per la formazione degli studenti di fascia accademica. 2) Notevole la quantità di ore di didattica aggiuntiva: se prendiamo come riferimento ciò che dice il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro, ad ogni docente spetta un monte orario pari a 250 ore di attività didattica frontale. I docenti in organico (a tempo determinato ed indeterminato, senza contare i professori a contratto) sono 5.400. Se moltiplichiamo 250 x 5.400 otteniamo un totale di 1.350.000 ore di lezione che sono quelle che al sistema è chiesto di produrre ogni anno. Il dato di 70.301 ore di didattica aggiuntiva immagino tenga conto delle ore che superano invece il monte orario di 324 ore annuali che, sempre stando al CCNL, comprendono in vero le già dette 250 ore di lezione e le 74 di attività connesse alla didattica. Ebbene, se aggiungessimo a 70.301 ore la quota di 74 ore (per così dire “impropriamente” calcolata dall’ufficio statistiche del MIUR come quota destinata alla didattica frontale) moltiplicata per i 5.400 professori abbiamo un totale di circa 470.000 ore di lezione che rappresenta il 35% del monte orario complessivo (1.350.000) che l’alta formazione musicale deve erogare di norma. Non avendo dati disaggregati è impossibile sapere quante di queste ore aggiuntive sono destinate alla fascia accademica e quante potrebbero andare a rimpiazzare le ore dedicate ai corsi preaccademici (tuttora non ordinamentali), certo è che forse un problema di miglior utilizzo delle risorse (considerato che le ore di didattica aggiuntiva da un po’ di anni sono a carico dei magri bilanci degli istituti) si pone, se un terzo abbondante dell’attività didattica non rientra nell’attività ordinaria di un sistema che è peraltro già ipertrofico per numero di istituti e docenti rispetto alla media europea. 3) Mi pare infine doveroso riconoscere al neonato Liceo musicale, con tutte le difficoltà legate alla recente istituzione, il merito di contare con un apprezzabile 8,35% nell’opera di formazione dei futuri diplomati. Non so se può godere di una simile percentuale di allievi in arrivo dalle Scuole Medie ad indirizzo musicale, in caso credo avrebbe da rallegrarsene. Anche grazie alla tornata concorsuale del 2016 il livello di preparazione dei docenti della scuola secondaria è sicuramente destinato a salire, con indubbio beneficio per gli Istituti AFAM. A questi mi pare giusto chiedere di abbandonare assurde e suicide azioni di concorrenza e ostilità nei confronti del Liceo musicale che rappresenta non solo uno dei pochi sbocchi lavorativi per chi si forma nei Conservatori, ma uno degli interlocutori primari per il sistema dell’alta formazione.

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  2. Gentilissimo Maestro Troncon,
    mi chiamo Maria Elena Bovio e sono docente di arpa al Conservatorio “G.Verdi” di Milano .Ho letto con attenzione l’articolo dove riporta i dati del passaggio dal pre-accademico al primo livello dei conservatori.La informo tuttavia che i dati da Lei pubblicati relativi alla situazione dell’ arpa sono decisamente discordanti con l’indagine svolta proprio il giugno scorso dal ” coordinamento nazionale docenti di arpa” di cui sono la coordinatrice. Grazie alla collaborazione di questa fitta rete che raccoglie tutti i docenti di arpa di ogni ordine e grado abbiamo raccolto dei dati su scala nazionale con l’intento di fotografare le criticità e sofferenze che riscontrano in modo particolare alcuni strumenti .Da questa analisi si evidenzia che le cattedre di arpa alle medie ad indirizzo musicale sono in tutta Italia solo 41 mentre nei licei ve ne sono 56,purtroppo tutte incomplete.
    Dai dati in nostro possesso la provenienza di studenti di arpa che si iscrivono dalle medie ai Conservatori risulta decisamente scarso (in tutto 22 negli ultimi 3 anni) mentre dai licei musicali non annessi ai conservatori è pari a zero . Per questo motivo se mi consente le vorrei inviare la tabella in oggetto mentre di seguito troverà una breve riflessione che è stato spunto di un’ interessante discussione al convegno della “conferenza nazionale dei docenti di conservatorio” lo scorso giugno 2017 .
    Cordialmente
    Maria Elena Bovio

    DD.LL. 508/99 e 60/17: CORSI DI ARPA. BREVE ANALISI SULLA SITUAZIONE DIDATTICA NELLE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO, SPUNTI DI RIFLESSIONE E PROPOSTE PER MIGLIORI SOLUZIONI ATTUATIVE

    Premessa

    Questo documento è frutto del confronto trasversale dei docenti di Arpa delle Scuole medie a indirizzo musicale, Licei musicali, Conservatori statali di Musica, Istituti Musicali Pareggiati con dati provenienti da tutto il territorio nazionale.
    Con questo testo il Coordinamento Nazionale dei docenti di Arpa intende fotografare la situazione attuale per proporre soluzioni volte al miglioramento dell’attuazione della riforma e del Decreto Legislativo del 23 aprile 2017 n. 60: Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera g), della legge 13 luglio 2015, n. 107. (17G00068) (GU Serie Generale n.112 del 16-5-2017 – Suppl. Ordinario n. 23)
    Le maggiori criticità emerse da questo confronto riguardano la diffusione sul territorio nazionale di classi con tutti gli strumenti d’orchestra e la mancanza di percorsi formativi coerenti e professionalizzanti.
    Dall’analisi che segue appare evidente come si sia snaturato il senso della riforma 508/99 e che anche il recente” Decreto Legislativo del 23 aprile 2017 n. 60: Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività” prosegua nella direzione della divulgazione della musica nelle scuole di ogni ordine e grado, senza garantire la possibilità di un percorso di formazione professionalizzante all’interno della Scuola Pubblica.
    Sulla scorta dei dati emersi si può affermare che questa riforma ha parzialmente prodotto dei risultati solo su strumenti come pianoforte, chitarra e percussioni. Il diritto allo studio di altri strumenti musicali sancito dagli articoli 3, 4 e 33 della Costituzione italiana non è tutelato. Allo stato attuale c’è un altissimo rischio di delegare alle scuole private la formazione musicale italiana di strumenti meno popolari come arpa, fagotto, corno, viola, contrabbasso.

    Analisi dei dati raccolti (tabella 1 allegata)
    Dall’analisi dei dati raccolti si nota la poca diffusione dell’Arpa nel territorio nazionale all’interno del sistema delle scuole pubbliche (medie e licei musicali). Ne consegue una bassissima ed esigua affluenza ai conservatori con il risultato di un basso profilo di accesso.
    Nel 2017 sul territorio Nazionale sono presenti 31 cattedre alle SMIM, 45 ai licei delle quali moltissime di poche ore, visto l’esiguo numero di allievi provenienti dalle SMIM. Per contro le cattedre di Arpa nei Conservatori sono 58 e rilevo dalle colleghe che pochissimi studenti iscritti ai corsi pre accademici o accademici degli ultimi 5 anni sono di provenienza da SMIM (in tutto 22 ) o dai Licei (in tutto 4).I dati con numeri maggiori derivano dalle medie o licei annessi al Conservatorio.
    Rispetto a un censimento di circa dieci anni fa su base nazionale le percentuali di presenza di classi di Arpa sul territorio nazionale risultano invariate: le analisi dei dati registrano lo 0,4% di presenza di scuole medie a indirizzo musicale con Arpa su territorio nazionale e la maggiore ubicazione è al Sud. Si evidenziano inoltre zone con la totale assenza dell’insegnamento di questo strumento.
    Proseguendo con l’indagine si rileva che l’utenza delle SMIM spesso non sceglie il percorso musicale per fini professionali e che i percorsi didattici presso le SMIM non sono professionalizzanti. Le famiglie che scelgono l’indirizzo musicale per il figlio spesso lo fanno per avvicinarlo a uno strumento musicale e per consentirgli di fare un’esperienza di tipo musicale. Spesso tale scelta è motivata dal fatto che la sezione musicale ha un utenza più selezionata. Dalle statistiche risulta che in genere difficilmente lo studente ha avuto approcci musicali antecedenti. Alla fine del percorso solo il 10% degli studenti manifesta l’interesse a proseguire gli studi presso il Liceo Musicale o il Conservatorio ma spesso il livello di accesso è troppo basso per proseguire.
    I docenti delle SMIM segnalano che, dovendo programmare settimanalmente delle lezioni di gruppo, avendo a che fare con studenti che devono ancora acquisire le abilità tecniche associate ad una indipendenza di studio, durante le lezioni individuali fanno fatica a svolgere un programma di avanzamento tecnico individuale poiché devono utilizzare il tempo a insegnare le parti di orchestra. Il livello di uscita dalla terza media corrisponde a un I/II anno del periodo Base dei corsi pre-accademici presenti in molti Conservatori.
    Basandosi sui dati dei sondaggi rilevati e sopra esposti, per garantire il sistema professionale oggi istituito presso i Conservatori e riconosciuto come valido e professionalizzante da tutte le maggiori istituzioni europee e internazionali, solo per l’arpa bisognerebbe istituire 750 cattedre nelle medie a indirizzo musicale su tutto il territorio nazionale e circa 150 nei licei musicali.

    Analisi della situazione nel liceo musicale
    L’utenza del liceo musicale è varia: oltre alla scelta implicita del proseguire o iniziare un percorso musicale si possono trovare anche studenti che scelgono questo percorso pensando che sia più leggero. Non essendoci un requisito di livello medio come competenze d’ingresso, spesso gli utenti cominciano da zero il percorso musicale. Le cattedre di arpa presenti sul territorio nazionale non sono quasi mai complete e spesso l‘arpa viene scelta come secondo strumento.
    Come risulta dal rapporto 2016 sui Licei Musicali e Licei Coreutici italiani solo il 27,6 % degli studenti che escono dal Liceo e s’iscrivono in Conservatorio sono al livello d’ingresso di quest’ultimo. Se rapportato all’esiguo numero d’iscritti di arpa, questo dato spiega la sofferenza di questo strumento.

    Sintesi delle problematiche emerse
    – 31 cattedre di arpa nelle SMIM = (31 x 6) 186 studenti in uscita ogni anno. Solo il 10 % prosegue gli studi musicali dunque solo 19 studenti in tutta Italia.
    – 45 cattedre di arpa nei licei musicali con pochi iscritti. Se si diploma uno studente ogni anno ci sono 45 studenti di arpa dei quali solo il 60% entra nei conservatori. Ogni anno s’iscriveranno 27 allievi di arpa in tutta Italia. Tuttavia i dati degli ultimi cinque anni raccolti sulla situazione Arpa parlano di una decina d’iscrizioni in arpa provenienti dai licei musicali nel quinquennio .
    – Tutti i docenti delle scuole di ogni ordine e grado lamentano la mancanza di sinergia tra le istituzioni e la mancanza di collegamento d’intenti e percorsi;
    – Si constata l’assenza di filiera sul territorio (sono presenti pochissime medie con Arpa e pochi allievi ai Licei);
    – Medie e licei non hanno percorsi professionalizzanti;
    – Le scuole sono distribuite sul territorio nazionale senza un criterio territoriale;
    – Si usa l’arpa celtica anche dopo i primi anni e questo limita lo svolgimento del programma di studio e il progresso tecnico.

    Possibili soluzioni
    – l’istituzione sul territorio di corsi di tutti gli strumenti musicali in modo capillare. Come esistono le quote rosa per evitare discriminazioni nei confronti delle donne, analogamente vanno emanate delle norme speciali a tutela degli strumenti non ancora presenti nelle percentuali dovute. La distribuzione delle cattedre non dovrà più seguire criteri particolaristici ma di equa diffusione. Pertanto si chiede che presso SMIM e Licei, gli strumenti siano attivati su richiesta senza il limite di attivazione delle quattro cattedre (o otto per il Licei);
    – convenzioni con le ditte per il comodato d’uso degli strumenti e affitti più economici e vantaggiosi per scuole e famiglie;
    – convenzioni di SMIM e licei musicali con i conservatori (per consentire a docenti e studenti di arpa di far lezione utilizzando strumenti e spazi del conservatorio ove possibile);
    – coordinamento con il Conservatorio per redigere programmi, progetti di produzione, saggi e supervisione del percorso;
    – al fine di garantire la corretta continuità del percorso di studi musicali si chiede di prevedere un progetto didattico riguardante l’intera filiera della formazione musicale;
    – lo stanziamento di fondi speciali per l’acquisto di strumenti musicali meno presenti nell’offerta formativa, al fine di favorirne l’attivazione;
    – che l’arpa sia considerata tra gli strumenti obbligatori nella scelta del secondo strumento essendo polifonico e che sia prevista un’equa distribuzione degli iscritti sui secondi strumenti polifonici ( per coloro che suonano uno strumento monodico). Si fa presente che in questo caso il percorso potrebbe cominciare come arpa celtica.

    Richieste al legislatore
    Il coordinamento nazionale dei docenti di Arpa pur lodando la sensibilità di questo DL 60/17 volto alla divulgazione dell’arte nel territorio nazionale chiede:
    – che nell’art 12 comma 1 del DL 60/17 sia così specificato: ogni istituzione scolastica secondaria di primo grado ha l’obbligo di attivare percorsi a indirizzo musicale in coerenza con l’offerta triennale formativa e secondo un’equa distribuzione degli strumenti sul territorio;
    – l’istituzione di un organo super partes di coordinamento nazionale che abbia come scopo la garanzia di percorsi formativi professionalizzanti e la presenza di tutti gli strumenti nelle scuole a indirizzo musicale;
    – l’istituzione di quote minime percentuali di presenza di tutti gli strumenti musicali nelle scuole secondarie, ovvero una quota percentuale che garantisca su ogni zona del nostro territorio nazionale la presenza e la distribuzione di tutti gli strumenti.
    – l’istituzione di coordinamenti nazionali verticali di ogni strumento con il compito di fornire le migliori soluzioni per la stesura e realizzazione dei decreti attuativi;
    — che i Conservatori in sinergia con i provveditorati abbiano il compito di monitorare la situazione cattedre di strumento del territorio di competenza all’inizio di ogni anno Scolastico . Al fine di garantire il diritto allo studio per ogni studente che richieda l’iscrizione alle classi di strumenti non presenti sul territorio, si suggerisce di adottare le linee guida della nota ministeriale prot. N. 5908 del 4/10/ 2010 a firma di Bruno Civello,ex direttore generale del comparto AFAM MIUR.
    La circolare con un pragmatico buon senso indicava le linee guida per gestire e garantire il percorso formativo musicale fino all’attivazione della formazione musicale e coreutica di base nell’ambito dell’istruzione primaria e secondaria. In questa ottica autorizzava i conservatori all’attivazione di percorsi didattici che garantissero una preparazione adeguata e certificata fino a che non fosse andato a regime il nuovo assetto ordinamentale scaturito dalla legge di riforma 508 del 1999 . Avendo evidenziato che ad oggi moltissimi strumenti non sono presenti nel Piano dell’Offerta Formativa delle scuole primarie e secondarie a indirizzo musicale si chiede che i Conservatorio siano autorizzati al mantenimento del suddetto percorso formativo . Solo così oggi sarebbero garantiti il diritto allo studio di qualsiasi strumento musicale previsto nei Conservatori di Musica e il diritto a una formazione musicale professionalizzante (che da sempre è prerogativa dei Conservatori), tutelando nel contempo un percorso formativo musicale non professionalizzante all’interno della scuola primaria e secondaria.
    – in considerazione e nel rispetto della profonda differenza strutturale e ideologica tra il percorso divulgativo e quello professionalizzante, che vengano mantenuti entrambi i canali tramite due percorsi ben distinti che consentano all’allievo dotato di essere individuato, formato e valorizzato secondo i principi che animano la Costituzione Italiana (Artt. 3, 4 e 33).

    Fiduciosi porgiamo distinti saluti
    Maria Elena Bovio
    Coordinamento nazionale dei docenti di arpa

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    1. Gentile prof.ssa Bovio, la ringrazio molto del suo contributo, di sicuro di grande interesse.
      I dati che il suo gruppo di coordinamento ha rilevato sono senz’altro esatti. Per capire le differenze con quelli qui pubblicati va precisato che i dati riportati nel mio studio provengono tutti da fonte ufficiale MIUR che li ha raccolti direttamente dai Conservatori. Ogni anno, infatti, da 18 anni, le segreterie didattiche (e gli uffici amministrativi) rispondono alle domande che il MIUR pone e il direttore d’istituto avvalla le relazioni che il Conservatorio invia a Roma.
      Per esperienza so che talvolta i dati riportati da alcuni Conservatori non sono esatti, o perché chi risponde non ha capito bene la domanda, o per negligenza degli uffici locali. Questi errori però nel computo totale sono temperati, riducendo il fenomeno. Laddove però i numeri sono bassi certamente un errore può incidere molto sul risultato finale.
      Sappiamo che ci sono gli errori, ma purtroppo, salvo qualche caso, non riusciamo a sapere dove si trovano, né conosciamo la loro portata nel computo totale.
      Il confronto con rilevazioni autonome come quella da voi fatta è quindi molto importante, per fare un confronto coi dati ufficiali e per mettere in evidenza le lacune.
      Buon lavoro quindi!

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