Il passaggio dal preaccademico al primo livello nei Conservatori statali

Dall’a.a. 2015-16 l’ufficio statistica del MIUR ha inserito nella domanda relativa agli iscritti pre-AFAM la richiesta di specificare il numero di studenti iscritti alla parte finale del ciclo, cioè agli ultimi due/tre anni del pre-accademico/propedeutico come normalmente i Conservatori prevedono. Inoltre sono noti da quest’anno, nell’ultima rilevazione dell’a.a. 2016-17, i dati relativi alla provenienza (dal Liceo musicale, dal pre-AFAM del Conservatorio o da altro) degli studenti iscritti al primo anno dei corsi accademici di primo livello (Trienni), cioè al primo/più basso ordinamento del conservatorio riformato ai sensi del DPR 212/2005. È possibile quindi per la prima volta analizzare per ciascun corso di studio il passaggio degli studenti dal pre-AFAM al Triennio accademico nei Conservatori italiani, nonché i dati sulla provenienza al I livello. Il seguente studio è limitato ai soli Conservatori statali.

Nella Tabella 1 vengono confrontati per ogni corso di studio (nelle caselle grigie) i dati relativi al numero totale degli iscritti all’ultimo periodo di ciascun corso pre-AFAM dell’a.a. 2015-16 (corrispondente agli ultimi due/tre anni) con quelli degli iscritti al primo anno del Triennio accademico dell’a.a. 2016-17. Sono inoltre forniti a lato i totali (sempre per ciascun corso e per gli a.a. 2015-16 e 2016-17) degli iscritti pre-AFAM e degli iscritti all’intero ciclo dei corsi di primo livello accademico.

I corsi pre-AFAM elencati nella prima colonna della Tabella 1 hanno nomenclature decise dai singoli Conservatori (non esistendo un ordinamento nazionale per questi corsi) non sempre corrispondenti alle rubriche dei relativi corsi di studio di primo livello ordinamentali: possono quindi esserci diversi nomi per indicare lo stesso corso. Si è proceduto allora, quando necessario, ad abbinare nel computo degli iscritti pre-AFAM più corsi di diverso nome se di uguale o simile obiettivo formativo.

Nella seconda colonna appaiono i 67 corsi accademici di primo livello previsti dall’ordinamento (DD.MM. 124/2009 e 120/2013), con dati che talvolta comprendono anche iscritti a trienni sperimentali ancora attivi in certi Conservatori, associando ogni riga al relativo corso pre-AFAM.

L’offerta complessiva di corsi di studio di primo livello accademico risulta maggiore di quella di corsi pre-AFAM, e ciò si spiega col fatto che la prima è più specifica negli obiettivi formativi: questo comporta, in certi casi, la possibilità dell’accesso a diversi corsi triennali da parte di uno stesso corso pre-AFAM.

Non va poi dimenticato che al corso di Triennio si accede non solo dal relativo corso pre-AFAM del Conservatorio, ma anche da corsi preparatori forniti da scuole private, da privati, dal Liceo musicale, da istituti esteri. Il dato specifico di questo afflusso esterno è stato evidenziato corso per corso nelle Tabelle 2 e 3.

La relazione tra gli iscritti all’ultimo periodo del pre-AFAM (quello in cui gli studenti sono maggiormente orientati al Triennio) e gli iscritti al primo anno del primo livello accademico dell’annata successiva (Tabella 1) ha un duplice interesse: nei valori quantitativi assoluti come rappresentazione dell’ “appeal” che ogni corso di studio ha sugli studenti (le cui scelte spesso prescindono dagli sbocchi lavorativi offerti), e nel valore proporzionale che il rapporto indica, con differenze vistose tra corso e corso. Per il primo caso si va dal massimo di numero di iscritti in Pianoforte (463 nell’ultimo periodo pre-AFAM e 604 nel primo anno del Triennio) al minimo di corsi di studio (14) privi del tutto di allievi sia nell’ultimo periodo del pre-AFAM, sia nel primo anno del Triennio; per il secondo caso si va dal Saxofono jazz con tre iscritti all’ultimo periodo pre-AFAM e 77 al primo anno del primo livello, o Canto Jazz con 8 e 218, all’Arpa con 35 iscritti all’ultimo periodo pre-AFAM e 24 al primo anno del primo livello.

Le sproporzioni più evidenti nei corsi jazz e pop derivano anche dalla relativa novità di questi corsi (soprattutto dei secondi), il che comporta un numero limitato di posti in organico nei Conservatori, e dal fatto che molti iscritti a questi corsi del Triennio svolgono già attività con una formazione passata precedente svolta altrove come autodidatti o in altro strumento/canto. Vari corsi di studio triennali, inoltre, (musica elettronica, didattica, direzione, ecc.) accolgono studenti formati generalmente in altri ambiti.

I dati degli iscritti ai corsi strumentali del Conservatorio tradizionale (archi e fiati dell’orchestra sinfonica, più le tastiere classiche) sono i più significativi, anche per la quantità di iscritti che rappresentano. Tali dati raggruppati (Tabella 3) mostrano come gli iscritti ai corsi di Violino, Viola, Violoncello, Contrabbasso (archi), Flauto, Oboe, Clarinetto, Saxofono, Fagotto (legni), Corno, Tromba, Trombone, Tuba (ottoni), Pianoforte, Organo, Fisarmonica, Chitarra, Arpa, Percussioni (tastiere), nei corsi pre-AFAM rappresentano la maggioranza degli studenti complessivi di tutti i corsi pre-AFAM, precisamente 86,25% rapportando i totali dell’intero ciclo (21,45% archi, 19,25% legni, 7,27% ottoni, 38,29% tastiere), 80,23% rapportando i totali dell’ultimo periodo del ciclo (16,11% archi, 22,58% legni, 9,08% ottoni, 32,46% tastiere). Le cose cambiano drasticamente nei corsi accademici di primo livello dove il rapporto tra studenti iscritti ai corsi della stessa precedente tipologia strumentale (sempre in relazione a tutti i corsi di studio dell’offerta formativa triennale) quasi si dimezza rappresentando un 47,91% in rapporto con i totali degli iscritti al primo anno (9,17% archi, 11,61% legni, 4,89% ottoni, 22,24% tastiere), e un 44,16% in rapporto coi totali degli iscritti dell’intero Triennio (8,12% archi, 9,93% legni, 4,14% ottoni, 21,97% tastiere).

È noto che la maggior parte dei docenti di strumento dell’organico nazionale è titolare nelle discipline del Conservatorio tradizionale (questo per via anche degli organici bloccati dal 1999 e delle poche variazioni di organico concesse dal MIUR solo sulla base dei posti divenuti vacanti). Per sostenere l’attività accademica si deve ricorrere quindi ad ore aggiuntive (70.301 ore nel corso dell’a.a. 2016-17, pari ad un valore di spesa stimabile in circa 4 milioni e 700 mila euro a carico delle istituzioni), o a contratti esterni che nel complesso sono stati, sempre nel 2016-17, ben 1.600 per un monte didattico di 102.285 ore e un valore economico ancor più elevato del precedente, sempre a carico dei bilanci dei Conservatori.

Gli iscritti ai corsi pre-AFAM nei Conservatori statali sono stati nell’ultimo anno 15.672 (la Tabella 1 ne mostra meno perché alcuni corsi senza un Triennio non sono stati computati), mentre quelli al primo livello sono stati 12.578 (numero maggiore del totale della Tabella 1 perché alcune sperimentazioni non riconducibili agli ordinamenti non sono state considerate). Complessivamente gli iscritti di livello superiore sono nei Conservatori statali 21.616 (calcolando anche i 5.931 iscritti al secondo livello, i 150 post-diploma e i 2.957 del periodo superiore del V.O.) pari al 54,26% del totale complessivo (39.840, computando anche i 2.552 iscritti ai periodi inferiore e medio del V.O.). Ma come si vede nel dettaglio nella Tabella 1 a questo 54,26% di iscritti superiori (numero comunque in aumento costante negli ultimi anni) i vari corsi di studio concorrono molto diversamente.

La Tabella 2 mostra, analiticamente corso per corso, la provenienza degli studenti iscritti al primo anno del Triennio accademico, computando quelli provenienti dal Liceo musicale, quelli dai pre-accademici e lasciando quindi il resto ad altre provenienze (istituti privati, privatamente, estero). Va ricordato che nella colonna “altro” possono essere stati computati anche studenti interni provenienti da diverso corso pre-accademico, specialmente dove non è attivo il corso corrispondente pre-AFAM, p.e. per il corso DCPL31 Maestro collaboratore dove lo studio pre-AFAM è stato svolto senz’altro in Pianoforte.

I dati complessivi mostrano una provenienza al primo anno del Triennio dal Liceo musicale pari all’8,35% del totale degli iscritti al primo livello accademico, il 28,25% dal pre-accademico interno e il 63,41% da altra provenienza. Anche in questo caso è significativo analizzare cosa succede nelle tipologie strumentali prima individuate (archi, legni, ottoni, tastiere): la Tabella 3 mostra come la provenienza dal Liceo musicale si attesta per questi strumenti al 15,18% (14,71% archi, 19,06% legni, 12,50% ottoni, 13,93% tastiere), dal pre-accademico al 41,18% (47,13% archi, 45,74% legni, 27,59% ottoni, 39,34% tastiere), da “altro” al 43,64% (38,16% archi, 35,21% legni, 59,91% ottoni, 46,73% tastiere).

Mancando il dato relativo agli iscritti all’ultimo anno del pre-AFAM nell’a.a. 2015-16 non è possibile calcolare la “mortalità” studentesca nel passaggio tra pre-accademico/propedeutico al Triennio, ma qualcosa si può desumere accostando (Tabella 2) il dato, relativo all’a.a. 2015-16, degli iscritti pre-AFAM dell’ultimo ciclo con il dato dell’a.a. 2016-17 successivo relativo agli iscritti al primo anno del Triennio provenienti dal pre-AFAM del Conservatorio. Si noti come in alcuni casi (Canto jazz, Chitarra jazz, Batteria jazz) il secondo numero supera il primo, indicando esplicitamente che al Triennio sono pervenuti studenti precedentemente iscritti ad altro pre-AFAM del Conservatorio.

In conclusione, anche in relazione al futuro delle norme previste nel D.lgs 60/2017, questi dati fanno chiarezza sullo specifico ruolo dei Licei musicali che interessa ai Conservatori, ruolo questo che però non è certamente l’unico né forse il più importante. I Licei musicali contribuiscono in misura ridotta al totale degli iscritti alla vasta offerta formativa accademica del Conservatorio anche perché il Liceo musicale è attualmente propedeutico al Conservatorio solo per una parte dell’offerta accademica: è quindi più significativo il dato relativo agli strumenti più tradizionali dove l’apporto (15%) si avvicina al numero previsto nel 2010. Tale numero può senz’altro aumentare alla luce del D.lgs 60/2017 e del redigendo DM applicativo a seguito di un più proficuo coordinamento con i Conservatori.

Infine la consistente quota di studenti che proviene dall’esterno del Conservatorio (tra cui un 10% circa dall’estero) rende obbligatorio per tutte le istituzioni essere attive sul proprio territorio con tutte le realtà pubbliche e private che gestiscono formazione musicale di base e propedeutica.

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Si ringrazia l’Ufficio Statistica e Studi del MIUR – Settore Università, Afam e Ricerca, in particolare la dott.ssa Simonetta Sagramora.

 

Allegati:

TABELLA 1  Iscritti a.a. 2015-16 (pre-AFAM) e a.a. 2016-17 (I livello)

TABELLA 2 Provenienza degli iscritti I anno del Triennio / Iscritti ultimo ciclo pre-AFAM 2015-16 e iscritti I livello 2016-17 da pre-AFAM

TABELLA 3   Iscritti e provenienza per gruppi strumentali

Corsi propedeutici e “curricolo verticale”: analisi dell’art. 15 della delega (ex atto n° 382) prevista dalla L. 107/2015 “Buona scuola”.

Venerdì 7 aprile 2017 il Consiglio dei Ministri ha approvato definitivamente i decreti delega previsti dalla L. 107/2015 “Buona scuola”. Particolare interesse per i Conservatori è l’art. 15 del decreto legislativo ex atto n. 382 recante: “Norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività”.

L’articolato, in sei commi, fornisce una soluzione rispetto a questioni fondamentali (l’ambito formativo effettivo della missione del Conservatorio riformato, il “curricolo musicale verticale”) lasciate troppo a lungo irrisolte. Rappresenta inoltre un importante passo in avanti sulla strada, purtroppo ancora lunga da percorrere, per il completamento della riforma dei Conservatori.

Diciassette anni non sono infatti bastati per vedere emanati tutti i decreti attuativi previsti dalla L. 508/1999 e dalla successiva normativa. A causa di questo oggi le istituzioni AFAM musicali sono costrette ad agire in un contesto confuso per via dell’ambigua definizione dell’ambito della loro missione diviso oggi tra la formazione superiore e quella pre-accademica. E sempre a causa del protrarsi di questo ritardo il sistema musicale superiore italiano fa fatica a essere pienamente riconosciuto e integrato anche all’interno del sistema AFAM italiano e della Higher Music Education europea.

Da molti anni la riforma è, dal punto di vista normativo e anche culturalmente, sostanzialmente bloccata: per far riprendere il suo cammino vanno risolti alcuni nodi fondamentali, lasciati troppo a lungo senza soluzione.

In primis vanno stabiliti e chiariti definitivamente la struttura e l’ambito di azione del Conservatorio riformato (ciò che sarà al termine del processo previsto dalla L. 508) tenendo conto dell’intero contesto del sistema della formazione musicale italiano ed europeo. Per questo la L. 508/99 prevede appositi decreti, in particolare i regolamenti dell’art. 2, comma 7, che però a loro volta hanno bisogno che siano risolti altri nodi, anche culturali.

Per esempio quelli relativi alla definizione della “governance esterna”, la struttura generale che deve garantire maggiore efficienza ed efficacia nel funzionamento del sistema nazionale dei Conservatori italiani, questione che riguarda il riordino del sistema AFAM prevedendo istituzioni maggiormente rafforzate e autonome rispetto ad oggi; questo tema deve prevedere anche la soluzione della questione relativa agli ex IMP che chiedono la “statizzazione”.

Vanno poi emanate norme, qualificanti e coerenti con la missione delle istituzioni AFAM, per il reclutamento del personale docente, tema questo che comprende anche soluzioni al problema del precariato storico e la definizione dello status giuridico del docente che dovrebbe essere coerente con quello dei docenti universitari.

Va inoltre migliorata la “governance interna”, al fine di rendere più efficiente nelle istituzioni AFAM l’operato degli organi statutari, anche attraverso modifiche necessarie da apportare al DPR 132/2003, o con nuove leggi.

A loro volta queste problematiche possono essere affrontate e risolte solo se vengono risolti altri nodi da anni rimasti aperti: è oramai improcrastinabile emanare la normativa per l’ordinamento di tutti i corsi di diploma accademici previsti (ad oggi solo il primo livello è in ordinamento) e dotare le istituzioni AFAM riformate di maggiore autonomia (come avviene per le università), questione questa che è strettamente correlata all’introduzione anche in AFAM della valutazione esterna (a cura di ANVUR). Sotto l’aspetto del processo di qualità l’AFAM è in grave ritardo rispetto a quanto avviene nell’università italiana e nei migliori Conservatori europei.

Tra tutti questi aspetti problematici ancora aperti, che il passare del tempo rende sempre più difficile affrontare e risolvere, quello dello statuto dei corsi pre-accademici è stato negli ultimi dieci anni il più dibattuto e controverso, tra chi sosteneva che questi corsi dovessero essere stabilizzati e resi permanenti perché senza di loro i Conservatori si sarebbero estinti (mettendo a rischio posti di lavoro) e chi sosteneva l’illegittimità per i Conservatori di offrire attività formative che spetterebbero, in coerenza con la riforma, solo al settore “scuola” (SMIM e Licei musicali), chiedendo che fossero definitivamente aboliti nei Conservatori.

Questo tema ha diviso per anni il mondo conservatoriale e la sua mancata soluzione ha negli anni impedito una piena e chiara definizione del ruolo formativo del Conservatorio riformato, contribuendo a rallentare il processo della riforma. L’art. 15 della delega di seguito analizzata risolve la questione, anche se si dovrà aspettare il decreto ministeriale attuativo previsto, e lo fa attraverso due fondamentali innovazioni:

a) L’introduzione dei corsi propedeutici che definiscono l’ambito di azione dei Conservatori nel settore formativo pre-AFAM, in coerenza con la normativa della riforma (cfr. DPR 212/2005), e nel rispetto del ruolo delle SMIM e dei Licei musicali;

b) La definizione dei livelli tecnici minimi di accesso sia al Liceo musicale sia al Conservatorio (per i corsi propedeutici e per i corsi di primo livello accademico), questione che crea il presupposto fondamentale per il “curricolo verticale”, cioè l’armonizzazione del percorso formativo musicale tra istituzioni di diverso grado.

Questo decreto quindi permette finalmente di affrontare con maggiore chiarezza, e con qualche certezza in più, le successive e conseguenti importanti questioni che devono portare alla piena realizzazione della riforma del 1999!

TESTO DELL’ART. 15 DEL DECRETO LEGISLATIVO

  1. La formazione musicale di base è assicurata entro gli ordinamenti del sistema nazionale di istruzione.
  2. Con il decreto ministeriale di cui al comma 4 sono definiti i requisiti formativi per l’accesso ai licei musicali e coreutici – sezione musicale.
  3. Gli istituti superiori di studi musicali e coreutici di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 21 dicembre 1999 n. 508 e gli istituiti di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005 n. 212, limitatamente ai corsi attivati e autorizzati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, organizzano corsi propedeutici nell’ambito della formazione ricorrente e permanente, in coerenza con quanto previsto dagli articoli 4, comma 2, 7 comma 2, 10 comma 4 lettera g) del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212. I suddetti corsi sono finalizzati alla preparazione alle prove per l’accesso ai corsi di studio accademici di primo livello.
  4. I corsi propedeutici, sono organizzati dalle istituzioni di cui al comma 3, in autonomia e nei limiti delle risorse disponibili. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca da emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, sentiti il Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale, previa intesa in sede di Conferenza unificata, sono definiti:
    a) i requisiti di accesso per ciascuna tipologia di corso propedeutico, che devono tenere conto del talento musicale dello studente e del possesso di un livello tecnico comunque avanzato;
    b) le modalità di attivazione e la durata massima dei corsi propedeutici;
    c) i criteri generali per la stipula di convenzioni con scuole secondarie di secondo grado, a eccezione dei licei musicali, per l’accesso ai corsi propedeutici delle loro studentesse e dei loro studenti e per la definizione del sistema dei crediti formativi riconoscibili;
    d) la certificazione finale da rilasciare al termine dei corsi propedeutici, illustrativa del curricolo svolto e dei risultati formativi ottenuti;
    e) i requisiti tecnici, le conoscenze teoriche e i livelli minimi delle abilità strumentali e dei repertori specifici, necessari per accedere ai corsi di diploma di primo livello dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica.
  5. A decorrere dall’anno accademico successivo alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 4, gli istituti superiori di studi musicali, ferma restando la possibilità di svolgere in autonomia e in base alle risorse disponibili attività non curricolari nell’ambito della formazione ricorrente e permanente, possono iscrivere studenti esclusivamente ai corsi previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005 e ai corsi propedeutici di cui al comma 3. Le studentesse e gli studenti, già iscritti ai “corsi di formazione musicale e coreutici di base” o “pre-accademici”, di cui all’articolo 2, comma 8, lettera d) della legge n. 508 del 1999, organizzati dalle istituzioni AFAM, completano i loro corsi, ovvero a domanda, all’atto di emanazione del decreto di cui al comma 4, sono assegnati ai corsi propedeutici, a condizione che siano in possesso dei requisiti di accesso previsti dal decreto di cui al comma 4, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”
  6. Le istituzioni AFAM possono attivare specifiche attività formative per i “giovani talenti” a favore di studentesse e studenti minorenni, già in possesso di spiccate attitudini e capacità artistiche e musicali e con acquisita e verificata preparazione tecnica, pari o superiore ai requisiti minimi richiesti per l’accesso ai corsi accademici di primo livello. Ogni istituto modula la programmazione didattica di queste attività in base alle esigenze formative dello studente.

ANALISI

  1. La formazione musicale di base è assicurata entro gli ordinamenti del sistema nazionale di istruzione.

In coerenza con quanto previsto dalla legge di riforma AFAM (L. 508/1999 e successivi decreti), che assegna ai Conservatori la formazione musicale superiore, e in base a quanto previsto dalla normativa scolastica, lo Stato assicura la formazione musicale di base e lo fa entro gli ordinamenti esistenti e futuri del sistema nazionale di istruzione.

Non si tratta di un’affermazione di esclusività, cioè che solo le SMIM e i Licei musicali (e altre istituzioni scolastiche in base a quanto disposto nello stesso decreto legislativo) possono offrire formazione musicale pre-AFAM (come si evince chiaramente dai commi successivi), ma della legittimazione in questo ambito formativo del ruolo delle istituzioni scolastiche (SMIM, Licei musicali in primis) per le quali lo Stato ha investito e investe da anni cospicuamente (un Liceo musicale ha un costo economico quattro volte superiore a quello di un altro Liceo).

Questo comma non aggiunge nulla a quanto già normativamente esiste: il testo va quindi letto come un contributo alla chiarezza e al necessario rispetto dei ruoli che differenti istituzioni statali (SMIM, Licei musicali e Conservatori) dovranno avere operando con diversa funzione nello stesso ambito formativo.

 

  1. Con il decreto ministeriale di cui al comma 4 sono definiti i requisiti formativi per l’accesso ai licei musicali e coreutici – sezione musicale.

Per creare un percorso coerente (il cd. “curricolo verticale”) tra le diverse istituzioni che in ordinamenti di gradi formativi diversi gestiscono la formazione musicale (p.e. tra le SMIM e i Licei musicali, tra Licei musicali e Conservatori/Università), è necessario far combaciare a livello nazionale gli obiettivi formativi in uscita del livello precedente con i requisiti di accesso del livello successivo. Cosa che oggi non avviene per quanto riguarda i livelli tecnici!

Per uniformare i livelli tecnici previsti nei requisiti di accesso ai Licei musicali sull’intero territorio nazionale viene prevista una specifica normativa da emanarsi attraverso decretazione ministeriale (DM), in quanto non è possibile definire nel decreto legislativo specificità tecniche particolari di competenza del Ministro. L’importante riflessione che dovrà quindi seguire verterà su come descrivere l’insieme delle competenze (definibili per lo strumento musicale in: grado di abilità tecnica, grado di conoscenze teorico-musicali, ampiezza di conoscenza dei repertori musicali specifici dello strumento) all’interno della già esistente normativa ordinamentale scolastica, in modo da raggiungere efficacemente lo scopo, cioè fornire un chiaro punto di riferimento per gli operatori del sistema scolastico (i docenti di musica, i dirigenti scolastici) e per gli utenti (gli studenti e le loro famiglie) sugli obiettivi specifici in uscita degli insegnamenti musicali nel livello istituzionale precedente.

Fino ad oggi sono mancati riferimenti univoci a livello nazionale, indispensabili per chi deve sostenere l’esame di ammissione al Liceo musicale. Per assicurare un buon successo formativo strumentale, per esempio, l’accesso al Liceo musicale per gli strumenti che nel vecchio ordinamento conservatoriale avevano durata decennale dovrebbe avvenire ad un livello tecnico che non può essere quello “iniziale” (senza cioè alcuna specifica pregressa competenza da parte dello studente): non esiste oggi alcuna norma vincolante su questo.

Queste indicazioni saranno indispensabili per gli studenti delle SMIM che desiderano proseguire gli studi al Liceo musicale, ma anche per chi proviene da altre scuole della secondaria di primo grado (e che ha curato la preparazione musicale altrove).

Questa definizione rappresenta inoltre il primo gradino della “filiera” musicale (il secondo sarà dato dalla definizione dei requisiti di accesso al Conservatorio, come indicato nel comma 4).

 

  1. Gli istituti superiori di studi musicali e coreutici di cui all’articolo 2, comma 2, della legge 21 dicembre 1999 n. 508 e gli istituiti di cui all’articolo 11 del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005 n. 212, limitatamente ai corsi attivati e autorizzati con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, organizzano corsi propedeutici nell’ambito della formazione ricorrente e permanente, in coerenza con quanto previsto dagli articoli 4, comma 2, 7 comma 2, 10 comma 4 lettera g) del decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212. I suddetti corsi sono finalizzati alla preparazione alle prove per l’accesso ai corsi di studio accademici di primo livello.

I Conservatori statali (oggi 55 su 59 sedi), i Conservatori non statali (ex-IMP, 18), le istituzioni pubbliche e private accreditate ai sensi dell’art. 11 del DPR 212/2005 (ad oggi quattro per la musica), possono organizzare corsi propedeutici, definiti chiaramente come attività formative esclusivamente finalizzate alla preparazione delle prove di accesso ai corsi di studio accademici di primo livello. Le specificità di questi nuovi corsi sono definite nel successivo comma 4 in coerenza con l’impianto generale della legge di riforma e nel rispetto della funzione che il Conservatorio ha storicamente sempre avuto.

La natura dei nuovi corsi propedeutici, assegnati alla fascia pre-AFAM della formazione musicale professionalizzante, non può essere analoga a quella dei corsi di studio ordinamentali o ordinamentabili, quella cioè dei corsi di diploma previsti dall’art. 3 del DPR 212/2005. I corsi propedeutici sono attività formative aggiuntive a quelle accademiche, ma strettamente a loro correlate in quanto utili (o indispensabili) per garantire allo studente il successo all’esame di ammissione al Triennio.

E sono cosa diversa rispetto ai corsi “pre-accademici”: questi ultimi non sono solo finalizzati alla preparazione dell’esame di ammissione al Triennio come i propedeutici (infatti la mortalità, cioè il numero di iscritti pre-accademici che non arriva all’iscrizione al Triennio, è alta come si dimostrerà in un successivo saggio), ma hanno anche altre funzioni come quella di fungere da avviamento allo studio strumentale (per tutti), o quella di offrire corsi strumentali non esistenti nella scuola.
L’introduzione dei nuovi corsi propedeutici rappresenta la definitiva legittimazione data ai Conservatori a organizzare quella parte di formazione pre-AFAM che può essere riconosciuta coerente (in base anche al DPR 212/2005 citato) con la legge di riforma (508/1999) anche quando la riforma sarà finalmente completata.
I corsi “pre-accademici” (storicamente inventati dalla Conferenza dei direttori a partire dal 2005/06) sono invece un’evoluzione (in attesa del completamento della riforma), dei corsi di formazione musicale di base previsti dalla L. 508 solo come fase transitoria “fino al riordino del settore”. I corsi pre-accademici sono stati organizzati dai Conservatori in autonomia (senza autorizzazione ministeriale) come un “para-ordinamento”, cioè mediante la suddivisione del ciclo di studi in periodi e livelli (il modello originale era formato da tre periodi denominati A, B, C, e otto livelli di 3+2+3 anni), al termine dei quali il Conservatorio può rilasciare certificazioni di competenza in relazione ai risultati formativi acquisiti e verificati dagli allievi.

I corsi propedeutici, come attività finalizzate esclusivamente alla preparazione degli esami di ammissione, possono avere un curricolo interno non predefinito a livello nazionale: dovrebbero funzionare cioè come un vestito che si adatta alla taglia di chi lo indossa, cioè ai livelli tecnici e di competenza, anche individuali, dimostrati dagli studenti al loro accesso nel propedeutico. Si dovrà dunque avere cura di ammettere a questi corsi solo studenti che dimostrino sufficienti doti e motivazioni per poter raggiungere il livello stabilito (quello definito dal DM per l’accesso al Triennio, cfr. comma 4, lettera e) nei tempi massimi definiti dallo stesso DM (cfr. comma 4, lettera b). Nei corsi pre-accademici invece accade generalmente l’inverso: lo studente viene inserito al grado corrispondente al livello predefinito dal curricolo, in base a quanto dimostra di fare e di sapere.

I corsi propedeutici, a differenza di quelli pre-accademici, non dovrebbero più aver bisogno di certificare in itinere il corso formativo, per via della loro più breve durata e per la loro definita missione che si realizza e attesta solo con il superamento dell’esame di ammissione al Triennio.

Questa differente impostazione richiede per i nuovi corsi propedeutici un livello tecnico minimo di accesso diverso, più elevato, rispetto a quello dei pre-accademici (nei quali il livello “1” può essere anche quello iniziale). Questo livello inoltre, come si vedrà nel comma successivo, sarà definito, sempre nei minimi, in modo uniforme su tutto il territorio nazionale.

Ogni Conservatorio potrà attivare solo quei corsi propedeutici (e quindi iscrivere/immatricolare studenti al Conservatorio) che sono in diretta relazione con corsi di studio triennali attivati e autorizzati dal MIUR. Eventuali corsi propedeutici proposti dal Conservatorio ma sganciati da un corso triennale di studi corrispondente esistente (cfr. DD.MM 124/2009 e 120/2013) e autorizzato dal MIUR per lo stesso Conservatorio, dovranno quindi essere considerati come i corsi liberi, attività che non prevedono una iscrizione/matricola degli studenti e che devono essere economicamente a carico dell’istituzione.

 

  1. I corsi propedeutici, sono organizzati dalle istituzioni di cui al comma 3, in autonomia e nei limiti delle risorse disponibili. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca da emanarsi entro sei mesi dall’entrata in vigore del presente decreto, sentiti il Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale, previa intesa in sede di Conferenza unificata, sono definiti:
    a) i requisiti di accesso per ciascuna tipologia di corso propedeutico, che devono tenere conto del talento musicale dello studente e del possesso di un livello tecnico comunque avanzato;
    b) le modalità di attivazione e la durata massima dei corsi propedeutici;
    c) i criteri generali per la stipula di convenzioni con scuole secondarie di secondo grado, a eccezione dei licei musicali, per l’accesso ai corsi propedeutici delle loro studentesse e dei loro studenti e per la definizione del sistema dei crediti formativi riconoscibili;
    d) la certificazione finale da rilasciare al termine dei corsi propedeutici, illustrativa del curricolo svolto e dei risultati formativi ottenuti;
    e) i requisiti tecnici, le conoscenze teoriche e i livelli minimi delle abilità strumentali e dei repertori specifici, necessari per accedere ai corsi di diploma di primo livello dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica.

Questo comma definisce i corsi propedeutici e li rende giuridicamente parte integrante della formazione istituzionale dei Conservatori nella missione definita dalla riforma, anche se formalmente non appartengono al livello accademico vero e proprio.

Il testo del decreto precisa che tali corsi si attivano “in autonomia e nei limiti delle risorse disponibili”. Non è quindi obbligatorio per il Conservatorio attivarli (se per esempio non c’è una domanda qualificata ad esigerlo, oppure se le classi sono già complete di studenti accademici per cui questi iscritti produrrebbero una spesa aggiuntiva ritenuta non sostenibile), ma spetta agli organi di governo di ciascun Conservatorio valutare le necessità e le convenienze rispetto alla domanda e al miglior uso del proprio corpo docente e delle proprie risorse.

Essendo i corsi propedeutici previsti dalla legge sarà ora pienamente consentito (non è chiaro se lo sia per gli attuali iscritti ai corsi pre-accademici) l’utilizzo del monte ore docente pagato dallo Stato per lo svolgimento di queste attività formative. Inoltre diventerà pienamente legittimata l’immatricolazione di questa tipologia di studenti anche nel Conservatorio riformato.

Nel caso il Conservatorio si trovasse a dover scegliere tra iscrivere studenti idonei accademici oppure propedeutici (qualora non fosse possibile poterli prendere entrambi), la precedenza dovrebbe essere data ai primi, essendo autonoma la scelta di attivare i corsi propedeutici in base alle risorse disponibili, mentre è obbligatoria l’attivazione dei corsi accademici autorizzati dal MIUR se ci sono studenti idonei. Ma in tal senso le istituzioni sono autonome nelle scelte.

Per la definizione delle specificità tecniche il decreto legislativo rimanda ad un successivo decreto ministeriale, perché solo il Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca (non il Governo e il Parlamento) può avere specifica competenza in materia. Correttamente il Ministro dovrà “sentire” il CNAM (in attesa della sua ricostituzione il comitato nominato dal capo-dipartimento) per la parte tecnica. Spiace che sia stata cassata la proposta, esistente nelle prime formulazioni dell’articolato, di audire anche la Conferenza dei direttori dei Conservatori. La cosa avrebbe dato maggiori garanzie di efficacia dei provvedimenti.

Il DM previsto deve contenere importanti istruzioni che riguardano:

a) I requisiti tecnici di accesso a ciascun corso propedeutico. Quello che è maggiormente importante definire è quali siano le competenze minime, definite per tutti le istituzioni AFAM, per il primo accesso al Conservatorio. E tra queste competenze da valutare (composte di capacità/abilità tecniche specifiche e conoscenze teoriche) il dato più problematico consiste nel definire il livello tecnico minimo strumentale, vocale, compositivo, che lo studente deve dimostrare di essere in possesso. Come si definisce tale “asticella” minima? Non esistono, dopo la L. 508, riferimenti normativi su cui ispirarsi, se non quelli dell’ordinamento previgente ancora non esauritosi, quindi il MIUR si potrebbe trovare in seria difficoltà a emanare questo DM, anche per via dell’assenza del CNAM. Per definire i livelli tecnico-strumentali o vocali desiderati (che saranno la quasi totalità dei requisiti richiesti) non si potrà prescindere dalla verifica dei repertori che lo studente ha studiato e da come li ha musicalmente realizzati. Andranno infatti verificati i gradi di abilità tecnico-manuale, ma anche il grado di consapevolezza interpretativa delle composizioni suonate o cantate, competenza che non può essere avulsa dalla conoscenza di importanti repertori storici dello strumento o della voce.
Verrà richiesto a chi vuole iscriversi in Conservatorio un livello comunque “avanzato”. La frase è soggetta a molteplici interpretazioni, anche contrastanti. Una cosa però è certa: ci sarà l’obbligo per i Conservatori di verificare una preparazione “non iniziale” dei candidati all’accesso. Dovranno essere studenti già in grado di mostrare chiaramente la propria attitudine e vocazione musicale.

b) L’indicazione della durata massima dei corsi propedeutici vuole evitare che il peso di questi corsi rispetto a quelli accademici non superi una certa soglia. È evidente che ai sensi della missione che la riforma ha dato ai Conservatori le attività formative principali sono quelle relative ai corsi di studio di diploma previsti dalla normativa (DPR 212/2005).
Questa indicazione trova ragione nell’eccessiva disparità oggi esistente negli esami di ammissione ai corsi pre-accademici gestiti in totale autonomia dai Conservatori. La regolarizzazione e legalizzazione dei corsi propedeutici comporta avere uniformità nazionale su questo fondamentale aspetto. Va tenuto conto però che una durata massima dei corsi propedeutici non soddisfa il requisito di definire anche il livello di accesso: ogni studente infatti ha ritmi diversi di apprendimento e a parità di livello iniziale può impiegare tempi diversi per raggiungere i livelli attesi finali.

c) Avere linee guida ministeriali per la stipula delle convenzioni con istituzioni della scuola secondaria di secondo grado, fatta eccezione per i Licei musicali che già devono avere per legge una convenzione con i Conservatori, per favorire l’iscrizione ai corsi propedeutici e per il riconoscimento di eventuali crediti, favorirà la collaborazione tra le diverse istituzioni e migliorerà i servizi agli studenti (tra cui l’orientamento) creando maggiori opportunità di accesso al Conservatorio.

d) L’obiettivo unico dei corsi propedeutici è quello di portare lo studente al livello richiesto per accedere ai corsi di primo livello del Conservatorio. Non sarebbe quindi necessario rilasciare una certificazione finale per validare il successo formativo ottenuto, in quanto questo avviene per lo studente solo superando l’esame di ammissione al Triennio. Tuttavia il rilascio di questa prevista certificazione finale al termine del corso propedeutico, a mo’ di “supplement”, permetterà allo studente di usarla ai fini del suo riconoscimento per l’iscrizione in un Conservatorio diverso, oppure nello stesso qualora ciò avvenga in anni successivi, facendo cioè passare del tempo tra la conclusione del corso propedeutico e l’iscrizione ad un Triennio.

e) L’esigenza di determinare su base nazionale i livelli minimi delle abilità strumentali e dei repertori specifici che devono essere accertati per accedere ai corsi di primo livello del Conservatorio è condizione indispensabile per raggiungere lo scopo dichiarato della Legge, quello cioè di “armonizzare” i percorsi musicali la cui responsabilità formativa ricade su differenti ordinamenti e istituzioni che operano su diversi gradi della formazione, adeguando l’uscita di un livello all’entrata del successivo. Nasce anche dal fatto che la grande disuguaglianza esistente tra Conservatorio e Conservatorio nella definizione di questi parametri impedisce a livello nazionale una definizione coerente dei livelli di uscita attesi dall’ordinamento del Liceo musicale: a causa di questo accade che studenti desiderosi di iscriversi ad un Conservatorio pur ottenendo un riconosciuto successo del raggiungimento degli obiettivi formativi in uscita dal Liceo musicale scoprano successivamente di dover colmare un gap formativo per l’accesso al Triennio non previsto. A fronte della definizione nazionale di “standard” i livelli tecnici in uscita dal Liceo musicale dovranno probabilmente elevarsi rispetto ad oggi, stando alla percezione diffusa nei Conservatori di non sufficiente corrispondenza coi i livelli richiesti per l’accesso all’alta formazione.

Il DM che dovrà affrontare l’argomento dovrà risolvere due questioni di fondo:
1) Definire esattamente come descrivere il livello tecnico (le abilità) minimo voluto, nel caso più diffuso dei corsi strumentali e vocali, in modo che il metodo usato sia efficace, cioè venga poi compreso e utilmente interpretato da tutti i soggetti che ne fanno uso in modo coerente. Il peso soggettivo in tale descrizione sarà molto ampio e ineliminabile: nel secolo scorso si erano sedimentate valutazioni trasmesse da maestro ad allievo, il quale le manteneva una volta diventato a sua volta maestro; valutazioni che avevano permesso nel tempo una certa omogeneità generale di giudizio riguardo ai livelli tecnici attesi nei vari compimenti di cui l’ordinamento previgente era composto. Il decreto del 1930 aveva definitivo tali livelli tecnici utilizzando un sistema oggi ritenuto anacronistico dalla pedagogia musicale: obbligo di eseguire indicati specifici repertori (di specifici autori, specifiche composizioni). Bisogna quindi tenere conto del moderno modo di descrivere le competenze e le abilità (si veda per esempio il lavoro di AEC a riguardo), ma non si potrà ignorare, quando si tratterà di definire i livelli tecnici strumentali minimi richiesti, di fare anche riferimento a specifici repertori per lo strumento. Essenzialmente perché dando prova di eseguire correttamente determinati repertori lo studente dà prova con evidenza di aver raggiunto il livello di maturità tecnica atteso che non si esprime solo in termini di abilità manuale, ma anche di comprensione del testo.
2) Trovare dei riferimenti giuridici su cui basare le indicazioni richieste, oppure decretare ex novo in materia. La seconda opzione appare assai complessa da realizzare, specialmente pensando al ridotto tempo previsto dalla legge (il DM deve uscire entro sei mesi dalla pubblicazione del decreto legislativo) e all’assenza del CNAM. Come riferimento storico esiste solo la normativa del vecchio ordinamento, che in questo caso può solo fare da spunto. La vecchia normativa suddivideva il curricolo di durata da cinque a dieci anni (oggi valutato giuridicamente equipollente al diploma accademico di secondo livello) in due (per i corsi più brevi) o in tre (per i corsi decennali) “compimenti”, ognuno dei quali corrispondente a precisi livelli tecnici. Si tratta ora di capire, nel caso dei corsi di durata ex decennale come le tastiere o gli archi, se il livello di accesso al Triennio si dovrà avvicinare più a quello che era previsto al termine del compimento inferiore, oppure a quello del compimento medio. Attualmente i Conservatori si comportano in maniera differente: alcuni richiedono all’accesso al Triennio una preparazione simile a quella richiesta nel vecchio compimento medio concluso, altri si “accontentano” di quella dell’ex compimento inferiore, se non anche meno. Il problema consiste nel fatto che non è dato sapere se tali sostanziali differenze di partenza (essendo la durata normale dei corsi di primo livello uguale in tutti i Conservatori) si riflettono anche nei livelli di uscita (che saranno poi corrispondenti a quelli di entrata ai corsi di diploma di secondo livello). Succede quindi che a parità di valore legale del titolo di studio accademico rilasciato (il primo è il diploma di primo livello) lo Stato oggi riconosca come “uguali” livelli tecnici nella realtà molto differenti. E non si tratta di una differenziazione verso “l’alto” che sarebbe coerente con il fatto che ogni studente può raggiungere gradi diversi, più elevati, di competenze, ma di differente valutazione del livello minimo di accesso, quello sotto il quale lo studente non dovrebbe frequentare i corsi accademici, ma semmai quelli propedeutici. Evidenti sono quindi le conseguenze negative di questa assenza di regola, di uniformità, tra le quali c’è il rischio che autonome decisioni comportino “concorrenza sleale” tra istituti quando per favorire le iscrizioni un Conservatorio adotta l’abbassamento dei requisiti di ingresso anziché investire nel miglioramento dei servizi allo studente. Va detto infine che definire a livello nazionale questi requisiti non contrasta con l’autonomia sancita dalla Costituzione e dalla legge di riforma: ogni Conservatorio potrà infatti alzare i limiti previsti dal DM in autonomia: la legge infatti parla solo di definizione dei requisiti minimi.

 

  1. A decorrere dall’anno accademico successivo alla data di entrata in vigore del decreto ministeriale di cui al comma 4, gli istituti superiori di studi musicali, ferma restando la possibilità di svolgere in autonomia e in base alle risorse disponibili attività non curricolari nell’ambito della formazione ricorrente e permanente, possono iscrivere studenti esclusivamente ai corsi previsti dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica n. 212 del 2005 e ai corsi propedeutici di cui al comma 3. Le studentesse e gli studenti, già iscritti ai “corsi di formazione musicale e coreutici di base” o “pre-accademici”, di cui all’articolo 2, comma 8, lettera d) della legge n. 508 del 1999, organizzati dalle istituzioni AFAM, completano i loro corsi, ovvero a domanda, all’atto di emanazione del decreto di cui al comma 4, sono assegnati ai corsi propedeutici, a condizione che siano in possesso dei requisiti di accesso previsti dal decreto di cui al comma 4, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica.”

Questo comma decreta la progressiva andata ad esaurimento nei Conservatori statali e non statali dei corsi pre-accademici e la loro progressiva totale sostituzione con i nuovi corsi propedeutici, fornendo le necessarie istruzioni operative.

Il Conservatorio iscriverà, quindi immatricolerà, solo chi frequenta i corsi propedeutici e quelli accademici. La conseguenza di questo, che dovrà essere considerata anche a livello contrattuale nazionale, è che nel monte ore annuale i docenti potranno includere solo questa tipologia di studenti iscritti.

Vale ancora una volta ricordare che la possibilità per le istituzioni musicali superiori di offrire ancora corsi pre-accademici non viene formalmente vietata: eventuali iscritti pre-accademici dovranno essere considerati al pari di quelli che oggi frequentano i “corsi liberi”, attività liberamente organizzate dai Conservatori e pagate con proprie risorse. Solo gli iscritti ai corsi previsti dalla Legge (nei cinque corsi di diploma accademici di cui al DPR 212/2005 e ora anche ai corsi propedeutici) potranno essere a pieno titolo considerati studenti e avere una matricola.

 

  1. Le istituzioni AFAM possono attivare specifiche attività formative per i “giovani talenti” a favore di studentesse e studenti minorenni, già in possesso di spiccate attitudini e capacità artistiche e musicali e con acquisita e verificata preparazione tecnica, pari o superiore ai requisiti minimi richiesti per l’accesso ai corsi accademici di primo livello. Ogni istituto modula la programmazione didattica di queste attività in base alle esigenze formative dello studente.

Questo comma risolve il problema, anche se i casi sono limitati, di come e dove iscrivere nel Conservatorio quella tipologia di studenti, molto giovani, già in possesso del livello tecnico strumentale sufficiente per frequentare un Triennio (se non un Biennio), ma aventi un’età anagrafica che non permette, o non consiglia, loro l’iscrizione al corso accademico. Non potranno essere inseriti nei nuovi corsi propedeutici (avendo già raggiunto e superato gli obiettivi in uscita di questi corsi), e l’uso della deroga concessa dal DPR 212/2005 di iscrizione anticipata al Triennio ancorché in assenza del possesso del diploma di scuola secondaria di secondo grado, non sempre può soddisfare le esigenze di questi studenti, specie se molto giovani. L’iscrizione al Triennio troppo anticipata, infatti, oltre a creare problemi organizzativi al Conservatorio e alle famiglie a causa della contemporanea frequenza con la scuola dell’obbligo, rende complessa se non impraticabile la frequenza ad insegnamenti che richiedono una maturità personale e una cultura generale più elevata. Ma soprattutto la frequenza necessariamente dilatata in più anni rispetto alla durata normale dei corsi accademici (per via dell’obbligo del possesso del diploma di “maturità” per essere ammessi alla prova finale) costringe il Conservatorio a suddividere le ore degli insegnamenti caratterizzanti pluriannuali previsti nel loro totale dall’ordinamento triennale riducendo le ore di lezione per anno, e questo spesso non corrisponde alle necessità dello studente.

Questi nuovi e particolari corsi danno l’opportunità a questa tipologia di studenti di studiare regolarmente in Conservatorio per coltivare almeno lo studio strumentale fino al raggiungimento dell’età più conveniente per l’iscrizione al Triennio.

 

 

 

After 508. Prospettive e problemi dell’alta formazione musicale a 16 anni dalla legge di riforma

Antonio Ligios, Direttore del Conservatorio Luigi Canepa di Sassari

Intervento al convegno La scuola media a indirizzo musicale (SMIM) nella filiera della formazione musicale

[Sassari, Conservatorio L. Canepa, 13 maggio 2016]

 

Il varo della legge di riforma del settore dell’alta formazione artistica e musicale, la n. 508 del 1999 (L. 508/1999), costituì l’esito di un lungo iter parlamentare iniziato nel 1997 con l’approvazione da parte della VII Commissione della Camera dei deputati  di un disegno di legge, il 2881 (DDL 2881/1997), che prevedeva la confluenza delle istituzioni di istruzione artistica superiore in “istituti superiori delle arti” (ISDA) di “grado universitario”, dotati di personalità giuridica, di autonomia amministrativa, didattica, finanziaria e contabile, secondo un ordinamento giuridico del tutto simile a quello che regolava l’autonomia delle università e degli enti di ricerca. Nonostante l’approvazione unanime del suddetto disegno di legge da parte della VII Commissione della Camera, al Senato si aprì un lungo dibattito, durato ben due anni, che portò ad alcune modifiche del testo originario, soprattutto dopo che il relatore del provvedimento, il senatore Lombardi Satriani, avanzò diversi dubbi su alcuni aspetti della nuova normativa. Il DDL così modificato, con il n. 2881-B (DDL 2881-B/1999), venne successivamente approvato in via definitiva e divenne legge il 21 dicembre del 1999.

Già dopo la presentazione del primo disegno di legge emersero significative divisioni tra i partiti e anche all’interno degli stessi. Il dibattito sulla riforma del settore si era peraltro svolto, parallelamente, anche al di fuori delle commissioni, attraverso convegni ed altre iniziative che avevano per tema il riordino complessivo degli studi musicali: tutti momenti di discussione che toccavano argomenti ‘sensibili’, quali la nozione di atipicità degli studi musicali, la questione del docente unico, il rapporto tra conservatori e università, il problema del peso delle materie afferenti alla formazione musicale di base (le cosiddette materie ‘complementari’), il confronto con il quadro normativo europeo, la rinnovata attenzione al mondo delle professioni musicali, che dal 1930 – anno a cui risaliva l’ultimo assetto didattico dei conservatori[1] – era profondamente mutato. Sul dibattito e sui contenuti finali del provvedimento ebbero un peso non trascurabile, infine, anche alcune posizioni sindacali.

Le modalità di approvazione della legge, che fu opera delle competenti commissioni parlamentari in sede deliberante, sottrassero la discussione ad una risonanza più ampia che il tema avrebbe potuto avere se discusso in aula, segno evidente, questo, della perdurante marginalità della musica all’interno del quadro culturale del nostro paese.

Non c’è il tempo, in questa sede, e d’altra parte non è questa la finalità del mio intervento, di analizzare il dispositivo normativo segnalandone i tratti più innovativi, quelli che avevano configurato, nel 1999, la Legge 508 come la sintesi di una vera e propria rivoluzione nel settore della cultura e della formazione musicale, ma anche i suoi più evidenti limiti, gli stessi che ne hanno fortemente condizionato l’attuazione e dunque l’efficacia. Mi prefiggo invece di tracciare un breve excursus storico del processo attuativo attraverso una rapida ricognizione sulla  normativa conseguente, processo – come tutti sappiamo – fortemente mutilo, nonostante siano trascorsi ben 16 anni dall’approvazione della Legge, concentrando contestualmente l’attenzione soprattutto sugli aspetti che riguardano l’assetto didattico, e più in particolare sulle questioni collegate al tema del Convegno.

Una volta approvata la Legge 508, sul piano legislativo iniziò un defatigante iter di approvazione di provvedimenti a carattere regolamentare, previsti dalla Legge, che avrebbero dovuto garantire la concreta attuazione del dettato normativo, mentre nel contempo altri provvedimenti assicurarono la possibilità di attuare o proseguire le sperimentazioni relative al nuovo assetto accademico dei conservatori previsto dalla 508, modellato sullo schema 3 + 2 definito anche per le università. Il D.M. n. 629 dell’8 ottobre 2003 (DM 629/2003) autorizzava così il rilascio di titoli di studio conseguiti al termine di corsi triennali (sperimentali) di primo livello attuati a partire dal 2000 da alcuni conservatori, mentre il D.M. n. 1 dell’8 gennaio 2004 (DM 1/2004) offriva alle istituzioni l’opportunità di attivare, sempre in via sperimentale, i corsi accademici (biennali) di secondo livello. In entrambi i provvedimenti si fa riferimento alla necessità di accompagnare il rilascio del titolo dal Diploma supplement, altro segno tangibile di una esplicita volontà di dare piena attuazione ai principi della 508, ribaditi peraltro dal decreto del Presidente del Consiglio di Ministri del 9 aprile 2001 (DPCM 9.IV/2001), che – all’articolo 15 – estende agli studenti iscritti all’A.F.A.M. (Alta Formazione Artistica e Musicale) i benefici previsti dalla Legge 390/1991 (norme sul diritto allo studio) agli studenti universitari.

Nel frattempo il legislatore si preoccupava di intervenire sull’articolo 4 della 508, quello che tentava di strutturare una confluenza del percorso del previgente ordinamento all’interno della formazione accademica riformata, prevedendo – per gli studenti in possesso del vecchio diploma finale congiunto ad un diploma di scuola media superiore – l’istituzione di appositi corsi integrativi della durata di un anno per consentire loro di conseguire i nuovi diplomi accademici. Tale prescrizione sarà vanificata ben presto dalla Legge di conversione del D.L. n. 212 del 25 settembre 2002 (L 268/2002), che eliminerà l’anno integrativo consentendo ai possessori del vecchio diploma l’iscrizione ai corsi accademici di secondo livello, ed equiparando i vecchi titoli – ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi – alle lauree previste dal D.M. n. 509 del 3 novembre 1999. Sarà solo l’inizio di una scellerata serie di interventi disorganici sul valore dei titoli di studio rilasciati dai conservatori, che porterà soltanto ad incertezze e sconcerto tra gli operatori e soprattutto tra gli stessi studenti.

L’attuazione del processo di riforma sembra ormai avviato, anche se prevale una grande lentezza, che si manifesta soprattutto nel varo dei regolamenti, per i quali è previsto un iter di approvazione più articolato. E così il regolamento sull’autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa arriva soltanto nel 2003 (DPR 132/2003), e non senza incidenti di percorso, dal momento che il procedimento di nomina dei presidenti verrà poi modificato a seguito della sentenza 4923/2005 del Consiglio di Stato, che dichiarò illegittima la modalità prevista di designazione dei presidenti: in ogni caso tale regolamento consentì alle istituzioni di dotarsi dei fondamentali statuti d’autonomia e dunque di un nuovo tipo di governance, anch’esso non esente da criticità e dunque ancor oggi molto discusso.

Nel 2005 viene approvato il regolamento inerente la definizione degli ordinamenti didattici (DPR 212/2005), strumento indispensabile per poter procedere alla trasformazione dei percorsi di studio sperimentali in ordinamentali e per poter completare – sotto il profilo della didattica – il disegno riformatore. Va però ricordato a questo proposito che, dal punto di vista dell’assetto normativo regolamentare, questi sono stati gli unici due regolamenti emanati, dei nove che erano stati previsti dall’art. 2 c. 7 della 508. Gli altri sette concernevano materie fondamentali per portare a compimento il quadro complessivo della riforma: definizione dei requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti e delle idoneità delle sedi, definizione delle modalità di trasformazione delle istituzioni in I.S.S.M. e dei possibili accorpamenti e fusioni, definizione delle modalità di convenzionamento con istituzioni scolastiche e universitarie, delle procedure di reclutamento del personale, delle procedure per programmare, riequilibrare e sviluppare l’intero sistema e infine per poter attuare processi di valutazione dello stesso.

Questi ritardi appaiono tanto più gravi in considerazione del fatto che nei primi cinque anni di attuazione della 508 si definiscono i confini di uno spazio europeo dell’istruzione superiore, con l’avvio del cosiddetto Processo di Bologna, spazio nel quale trova collocazione anche il nostro sistema dell’A.F.A.M. In questo contesto, proprio nel 2005, si definisce il Quadro dei titoli per lo spazio europeo dell’istruzione superiore (Qualifications Framework for the European Higher Education Area), che porta con sé come corollario l’articolazione degli studi superiori in tre cicli, la descrizione del sistema dei crediti ECTS e dei risultati di apprendimento (i cosiddetti Descrittori di Dublino).

Sempre nel 2005 si scrivono le norme relative alla costituzione e al funzionamento del CNAM (Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale), organo previsto all’articolo 3 della Legge 508, a cui è affidato il fondamentale compito di formulare pareri (obbligatori) e proposte relativamente a materie di fondamentale rilevo, come i regolamenti previsti dalla stessa 508, i regolamenti didattici e la programmazione dell’offerta formativa (DM 236/2005).

Ma in Italia il processo riformatore rallenta ulteriormente la sua andatura, e bisogna attendere il 2009 perché si gettino le basi per poter trasformare in ordinamentali i corsi di diploma accademico di primo livello avviati dalle istituzioni in regime di sperimentazione. I riferimenti normativi sono il D.M. 90 contenente i settori artistico-disciplinari, varato nel 2009 (DM 90/2009), e il fondamentale D.M. 124 dello stesso anno (DM 124/2009), che definirà lo schema degli ordinamenti didattici dei corsi triennali di primo livello: atti completati dal D.M. 154 del novembre 2009 (DM 154/2009), che provvederà a definire la frazione dell’impegno orario complessivo che, in relazione ai crediti da conseguire, deve essere riservata allo studio personale, da una parte, e dall’altra alla diversa tipologia di attività formative. Sulla base di questi atti normativi le istituzioni hanno potuto varare in autonomia i propri ordinamenti didattici relativi ai corsi di primo livello e il proprio regolamento didattico. Va peraltro ricordato che i due decreti ministeriali precedentemente citati, i numeri 90 e 124, avranno bisogno ben presto di integrazioni e modifiche, che arriveranno però soltanto nel 2013 (DM119/2013 e DM120/2013).

Un ultimo passaggio normativo di fondamentale rilievo, che a dieci anni dall’emanazione della 508 pone un fondamentale tassello nella costruzione dell’edificio dei conservatori riformati, è il D.D. della Direzione Generale AFAM (DD 230/2010) che sancisce l’inquadramento dei professori nei nuovi settori artistico-disciplinari, dopo che – qualche mese prima – era stata definitala corrispondenza tra le vecchie classi di concorso vigenti nel cosiddetto vecchio ordinamento e i nuovi settori artistico-disciplinari. Poi più nulla o quasi, ossia nessun provvedimento capace di incidere in modo significativo sul nuovo sistema riformato, se si eccettua la norma – approvata sempre nel 2010, all’interno della riforma dell’università – che consente agli studenti iscritti ai corsi di fascia accademica dei conservatori di frequentare contemporaneamente un corso universitario, pur con una limitazione dei crediti formativi accademici conseguibili in uno stesso anno nei due percorsi di studio (L 240/2010).

Dieci anni impiegati per mandare ad ordinamento solo una parte dei percorsi accademici previsti dalla 508 sono evidentemente troppi, e questo – almeno in parte – è sicuramente il frutto delle procedure di rinvio previste dalla legge, che in questo primo decennio di vita palesava però anche altri limiti, uno dei quali già evidente nel 1999. La legge infatti interveniva disarticolando l’unicità e la continuità del percorso formativo conservatoriale, senza occuparsi però di tutto quello che sarebbe accaduto prima dell’arrivo dello studente nella fascia accademica. È vero che proprio nel 1999 veniva ricondotta ad ordinamento la struttura delle scuole medie ad indirizzo musicale (SMIM), ma è altrettanto vero che tale ordinamento è votato in prevalenza, nella propria azione formativa, a perseguire l’obiettivo di una formazione educativo-musicale di tipo per così dire ‘generalista’, senza contare inoltre le limitazioni dovute al fatto che possono essere presenti nell’offerta formativa di ciascuna SMIM un massimo di quattro strumenti musicali e che nel novero delle quattordici specialità strumentali definite del D.M. 201 (DM 201/1999) mancano alcuni fondamentali strumenti presenti invece negli ordinamenti dei conservatori. Altri avvicendamenti normativi importanti, sempre nell’ambito della formazione musicale pre-accademica, riguarderanno successivamente la riforma del primo ciclo dell’istruzione,  con le Indicazioni nazionali del 2007 (DM 31.VII.2007/2007) e – più tardi – del 2012 (DM 254/2012), e infine il riordino dei licei, nel 2010 (DPR 89/2010, seguito dalle relative Indicazioni nazionali dello stesso anno, DM 211/2010), con l’istituzione appunto dei licei musicali: ma tutto questo arriva dopo la 508, e il sistema complessivo appare così come una singolare piramide costruita partendo dall’apice piuttosto che dalla base. Non va dimenticato inoltre il tentativo di estendere, più in generale, la pratica musicale nella scuola, con particolare riferimento alla scuola primaria, tentativo che sfocia nel 2011 in un apposito provvedimento mirato a favorire la verticalizzazione dei curricula musicali (DM 8/2011). Il decreto recepisce i contenuti del lavoro portato avanti dal Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, presieduto dall’onorevole Luigi Berlinguer, sintetizzati nel documento Linee di indirizzo per un piano pluriennale di interventi relativi alla diffusione della pratica musicale nelle scuole di ogni ordine e grado, risalente al marzo del 2009.[2]

Appare oggi molto difficile, comunque, vedere SMIM, licei musicali e conservatori riformati come le tre parti di una organica filiera formativa: le ragioni sono molteplici, ma la prima di tutte è che non vi è mai stato – alla base dei diversi provvedimenti normativi che ne hanno determinato la nascita – un coerente disegno riformatore unitario.

Oggi, a sedici anni dalla approvazione della 508, la persistenza dei corsi di secondo livello (Biennio) in una condizione ancora sperimentale e la mancanza dei dottorati di ricerca appaiono sicuramente i dati che meglio illustrano la patologia del percorso di attuazione della legge di riforma. Ma c’è un altro elemento che contribuisce a rappresentare molto bene i termini di una riforma incompiuta, ossia di un discorso iniziato e mai portato a termine, i cui contenuti si sono via via sfilacciati senza che il legislatore abbia avuto la lucidità di affrontarli in modo organico: la questione riguarda la presenza e la configurazione, all’interno dei conservatori, dei cosiddetti corsi pre-accademici.

A seguito della messa ad ordinamento dei corsi accademici di primo livello e del conseguente stop alle iscrizioni degli studenti al cosiddetto vecchio ordinamento, i conservatori hanno disciplinato attraverso propri ordinamenti interni – a partire dall’anno accademico 2010/2011 – dei corsi afferenti alla formazione musicale di base, denominati nella grande maggioranza dei casi corsi pre-accademici. In sostanza, a fronte di nessuna specifica indicazione ministeriale a tal riguardo, i conservatori hanno coperto il segmento formativo collocato al di sotto di quello accademico, corrispondente grosso modo ai primi periodi del vecchio ordinamento, attraverso questi corsi, strutturati sulla base di linee guida approvate dalla Conferenza dei direttori dei Conservatori di musica nella riunione del 14 luglio 2010.

Si tratta ovviamente di attività istituzionali, cioè previste da normativa interna regolarmente approvata dagli organi di governo dell’istituzione, che però non sono certo né ordinamentali né sperimentali, tanto è vero che nessuna normativa prevede che vadano a regime, anzi a rigore la loro fisionomia va considerata transitoria. Hanno comunque un fondamento normativo, in quanto discendono direttamente dai corsi di base previsti dalla 508[3] e dalle attività propedeutiche previste dal D.P.R. 212.[4] Ciò non toglie che tali corsi pongano innanzitutto un serio problema ‘politico’, dal momento che creano interferenze e perfino conflitti con altri settori della formazione, e di fatto costituiscono un ostacolo al completamento del processo di riforma, ossia alla piena legittimazione dei conservatori nell’ambito della formazione accademica così come delineata dagli accordi europei. Ma ne pongono anche uno giuridico, considerato che sono sorti infatti dubbi sul fatto che sia corretto che parte del monte ore pagato dallo Stato ai docenti sia utilizzabile per attività non previste dagli ordinamenti.[5] Tali corsi vengono inoltre visti da alcuni come una frettolosa risposta dei conservatori conseguente allo stop delle iscrizioni ai corsi del vecchio ordinamento, risposta finalizzata al recupero dell’unicità del ciclo dell’istruzione musicale professionalizzante e, conseguentemente, di una fascia ampia di studenti che altrimenti il conservatorio avrebbe perso.

La questione della collocazione dei corsi pre-accademici all’interno dell’offerta formativa dei conservatori riformati rappresenta oggi, sicuramente, un problema spinoso che richiede di essere affrontato senza pregiudizi ideologici e con una visione complessiva che abbracci da una parte una seria analisi del sistema italiano della formazione musicale così come si è definito a partire dal 1999, e dall’altra le esperienze maturate nei sistemi formativi di altri paesi europei che hanno intrapreso il percorso definito all’interno del Processo di Bologna, e che in qualche caso – anche questo va detto in tutta onestà – vorrebbero allontanarsene.

La resistenza dei conservatori ad abbandonare il segmento pre-accademico si fonda su una pluralità di motivazioni, non ultima la difficoltà a mettere in discussione il paradigma del ciclo unico di studi affidato ad un solo docente, che – è opinione diffusa tra i docenti – sarebbe fonte di disorientamento e di scarsa efficacia dell’azione didattica, per non dimenticare che tale azione porterebbe nell’immediato ad una forzata e oggettiva sottoutilizzazione del personale docente in organico. D’altra parte va riconosciuto che la rigorosa divisione del percorso formativo tra SMIM, licei musicali e conservatori è di fatto concretamente inattuabile, almeno allo stato attuale, per altrettante valide motivazioni, tra le quali primeggia la parziale e disomogenea offerta sul territorio nazionale di formazione musicale da parte della scuola pubblica, o meglio di formazione mirata alla continuazione degli studi in ambito accademico. È vero altresì che la definizione di un curricolo ‘verticale’, capace di armonizzare coerentemente il segmento formativo accademico con quelli della scuola secondaria di primo e di secondo grado (SMIM e liceo musicale), alternativo alla strutturazione unica degli studi musicali così come storicamente delineata nei conservatori, presuppone un’esperienza di relazione e di cooperazione in campo didattico da parte degli stessi conservatori con altre istituzioni formative, esperienza che il conservatorio – abituato all’autosufficienza da tempo immemorabile – non sempre è riuscito a maturare.

Appare evidente che quella dimensione formativa estremamente variegata, aggettivata nei conservatori come pre-accademica, risulta oggi non più difendibile, alla luce della pur inattuata 508 e della configurazione che il legislatore italiano ha voluto dare agli studi musicali nella sua complessiva articolazione. Non è difendibile nella misura in cui si pretende di inserire in questo contenitore tutto ciò che resta del vecchio ordinamento, magari un po’ aggiornato sul piano delle metodologie didattiche e degli obiettivi formativi, ma restando fedeli al principio della non frazionabilità del percorso degli studi musicali e dunque del docente unico, dalla fase di impostazione dello studente sino alla fine della sua carriera scolastica, quando ormai dovrebbe presumibilmente essere preparato ad affrontare la professione.

D’altro canto non è pensabile cancellare completamente dall’offerta formativa dei conservatori questo segmento che, pur con tutte le inadeguatezze, ha comunque contribuito a formare – dal 1930 ad oggi – musicisti e compositori che in molti casi il mondo ci invidia, e questo non perché SMIM e licei musicali siano inadeguati a garantire la cosiddetta formazione di base, ma per oggettive condizioni che non possono non essere riconosciute. Mi limito ad evidenziare a questo proposito quattro soli elementi:

  1. Nell’offerta formativa delle SMIM, che peraltro sono distribuite in maniera non omogenea sul territorio nazionale, mancano totalmente alcuni strumenti, e nelle scuole dove è attivato l’indirizzo musicale spesso ricorrono le medesime specialità (pianoforte, chitarra, flauto, ecc.), e quindi nel complesso l’offerta risulta di fatto molto più limitata di quanto non dicano le 14 specialità previste dalla normativa di riferimento.
  2. I licei musicali sono ancora troppo pochi per poter garantire un’offerta formativa pre-accademica sufficiente e omogeneamente distribuita sul territorio nazionale.
  3. Manca totalmente – salvo i casi in cui gli istituti scolatici e il conservatorio non abbiano provveduto in tal senso attraverso accordi programmatici e/o convenzioni – una qualsiasi forma di coordinamento curricolare tra i diversi segmenti della filiera formativa.
  4. Se passasse il principio che solo SMIM e licei musicali sono deputati a erogare la formazione musicale di base, questo sistema di fatto vieterebbe ad uno studente dotato e motivato, che però decide per i più svariati e rispettabili motivi di frequentare il liceo scientifico o una scuola media non ad indirizzo musicale – solo per fare un esempio – di soddisfare la propria vocazione.

Pertanto ritengo, stante il quadro normativo che si è delineato in questi ultimi sedici anni e le precedenti considerazioni, che la formazione di base, denominazione generica di attività cui la Legge 508 pone un limite temporale, anche se non ben decifrabile, debba essere ancora riservata anche ai conservatori, ma profondamente rivista sulla base di nuovi presupposti. È evidente che i corsi pre-accademici così come sono stati concepiti sino ad ora non hanno più ragion d’essere: si presentano come dei para-ordinamenti definiti sulla base di autonome scelte dell’istituzione, suddivisi mediamente in livelli graduali di competenza, generalmente 8 (3 + 2 + 3), normati da appositi regolamenti didattici interni, che prendono in carico lo studente a zero competenze e abilità e lo traghettano – magari attraverso percorsi più flessibili rispetto a quelli dell’ordinamento del 1930 – verso l’ingresso nei corsi accademici di primo livello. Tali corsi dovrebbero essere sostituiti con quelli propedeutici, la cui differenza rispetto ai pre-accademici non è ovviamente soltanto terminologica (anche se l’aggettivo propedeutico è quello che ricorre nel DPR 212), in quanto le attività formative comprese in questo ambito dovrebbero riguardare soltanto i livelli immediatamente precedenti l’accesso al Triennio. Pertanto tali corsi dovrebbero essere indirizzati non a studenti che si trovano nel momento dell’avvio degli studi musicali, bensì a studenti già motivati e strutturati, le cui attitudini strumentali e musicali sono state già accertate e coltivate, ai quali è necessario soltanto completare la preparazione per poter accedere adeguatamente al Triennio. Tale preparazione tecnica non iniziale, congiunta ad un grado ugualmente non iniziale di maturità culturale e musicale complessiva, andrebbe definita con un sufficiente grado di precisione, soprattutto rispetto alle competenze richieste in entrata nei Trienni. Ritengo che questo percorso decisamente orientato in senso professionalizzante, possa ragionevolmente essere compreso – a secondo del livello di ingresso – in un periodo di tempo quantificabile sommariamente intorno ai tre anni, corrispondente dunque al segmento finale dei corsi pre-accademici.

Questo tipo di percorso formativo, pienamente integrato all’interno della programmazione superiore accademica prevista dalla riforma, trova conferma nell’offerta formativa di molte istituzioni europee di alta formazione musicale. Due pubblicazioni dell’Association Européenne des Conservatoires, Académies de Musique et Musikhochschulen (A.E.C.) evidenziano questo tipo di situazione.[6] Alcune prestigiose istituzioni superiori come l’Hochschule tedesca e il Conservatoire francese attivano progetti a cura della stessa istituzione superiore, variamente denominati (Pre-College, Junior Department, Juniorakademie) dedicati a giovani che non hanno ancora il livello per accedere ai corsi di primo livello, quelli cioè che rilasciano diplomi equivalenti al quadro europeo dei titoli (EQF) uguale a 6. Questi corsi sono aperti a studenti anche molto giovani (8-10 anni), ma in ogni caso strumentisti di comprovate doti musicali, cioè studenti che suonano già da anni e che quindi sono – di fatto – di livello avanzato, dunque oltre i primi due periodi dell’attuale nostro pre-accademico.

Questa fattispecie apre un ulteriore fronte di discorso, quello relativo ai cosiddetti ‘talenti precoci’, ossia studenti che sono in possesso – nonostante la giovanissima età – di un elevato grado di maturità strumentale. Allo stato attuale questa tipologia di studenti non trova collocazione in nessun tipo di percorso formativo, né in conservatorio né fuori di esso, e solitamente è costretta a studiare in privato. La mancanza di un’offerta formativa a loro dedicata costituisce una grave lacuna, e nell’attuale sistema ha portato in qualche caso a delle palesi forzature, come l’ammissione prematura ai corsi accademici di primo livello: e questo in una situazione di scandalosa deregulation generale, del tutto priva dei controlli che il M.I.U.R. avrebbe invece dovuto effettuare. In altri paesi europei questo problema è invece superato dai corsi prima citati e – anche se solo parzialmente – dal fatto che l’accesso ai corsi accademici di primo livello (Bachelor) è possibile un anno prima del nostro per via della durata ridotta del ciclo scolastico.

 

Concludendo, dopo aver tentato la costruzione di una piramide priva della sua base, dunque dopo sedici anni dalla progettazione di un edificio formativo privo di fondamenta, fragile e incompleto, tenuto conto del quadro disorganico che si è venuto a creare nella filiera della formazione musicale italiana e degli esempi che provengono da diverse importanti istituzioni europee di alta formazione musicale, ritengo improcrastinabile – al di là delle ipotesi dei grandi disegni di riforma della 508 di cui ultimamente con insistenza si parla – intervenire sulle seguenti materie:

  1. Riconoscimento di una piena integrazione dei corsi propedeutici nell’offerta formativa dei conservatori riformati, attraverso specifica normativa che conferisca loro una legittimità anche sul piano giuridico
  2. Definizione di un coordinamento curricolare tra i vari segmenti della filiera, in particolare individuando i livelli minimi di accesso al Triennio e – implicitamente – i profili di uscita dal liceo musicale
  3. Risoluzione del problema dei cosiddetti ‘talenti precoci’, riconoscendo ai conservatori la possibilità di varare specifici percorsi formativi idonei a dare risposta a questo tipo di studente che non può essere abbandonato al privato, ma deve trovare collocazione nel sistema formativo pubblico
  4. Riconoscimento che al conservatorio non può essere impedito – in via generale – di dare risposte alla formazione musicale di base ove il sistema formativo-musicale pre-accademico, per ragioni che possono essere principalmente individuate nel contenimento della spesa pubblica e sulla mancanza di una specifica offerta formativa sul territorio, non riesce a dare risposte a questo tipo di domanda

La Legge 107 (L 107/2015) come sappiamo delega il Governo a legiferare su diverse materie (comma 180) entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge al fine di provvedere al riordino, alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione, coordinandole con il dettato della 107. Alla lettera g) comma 5) del comma 181, tra le materie oggetto di delega, si individua l’armonizzazione dei percorsi formativi di tutta la filiera del settore artistico-musicale, con particolare attenzione  al percorso pre-accademico dei giovani talenti musicali, anche ai fini dell’accesso all’alta formazione  artistica, musicale e coreutica e all’università. Il mio auspicio è che questa sia l’occasione per realizzare in tempi brevi questi interventi, salvaguardando la specificità dei conservatori, valorizzando la loro tradizione orientata in senso professionalizzante, e contribuendo a creare un nuovo quadro di coordinamento e armonizzazione tra i vari comparti presenti nel sistema italiano della formazione musicale.

 

NOTE

[1] Ci riferiamo al Regio Decreto dell’11 dicembre 1930, n. 1945, Norme per l’ordinamento dell’istruzione musicale ed approvazione dei nuovi programmi di esame.

[2] Il documento è scaricabile dalle pagine web del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, all’indirizzo https://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/allegati/musica_tutti.pdf

[3] L’art. 2 c. 8 l. d) parla di facoltà di attivare, fino alla data di entrata in vigore di specifiche norme di riordino del settore, corsi di formazione musicale o coreutica di base, disciplinati in modo da consentirne la frequenza agli alunni iscritti alla scuola media e alla scuola secondaria superiore.

[4] L’art. 10, c. 4 l. g) fa riferimento a all’organizzazione di attività formative propedeutiche alla valutazione della preparazione iniziale degli studenti che accedono ai corsi di diploma.

[5] Basterà leggere a questo proposito il parere espresso dall’Avvocatura Generale dello Stato nel 2012. L’Avvocato dello Stato incaricato di stendere il parere così si esprime a proposito di tali corsi: Alla stregua delle indicazioni emergenti dal suddetto quadro normativo la Scrivente ritiene che la istituzione di ‘corsi pre-accademici’ non sia in esso prevista. La legge 508/1999 fa riferimento soltanto alla possibilità di stipulare ‘convenzioni con le istituzioni scolastiche’ e non attribuisce ai Conservatori il potere di istituire corsi ‘pre-accademici’ rivolti agli alunni delle scuole al di fuori di convenzioni con le istituzioni scolastiche.


[6] Cfr. National Music Education Systems [2010] e Pre-college Music Education in Europe [2007], quest’ultimo scaricabile dal sito dell’A.E.C. all’indirizzo http://www.aec-music.eu/userfiles/File/aec-wg-report-pre-college-music-education-in-europe-en-1.pdf.

 

 


 

NORMATIVA CITATA

Normativa riguardante i Conservatori di musica

DDL 2881/1997

Disegno di legge n. 2881,Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati [testo approvato dalla VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati il 5 novembre 1997]

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=13&id=00003048&parse=si&stampa=si&toc=no

DDL 2881-B/1999

Disegno di legge n. 2881-B,Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati [testo nuovamente modificato dalla VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati il 10 novembre 1999 e trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza del Senato il 12 novembre 1999]

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=13&id=3049

L 508/1999

Legge 21 dicembre 1999, n. 508,Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati [G.U. Serie generale n. 2 del 4.01.2000]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20000104&numeroGazzetta=2&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

DPCM 9.IV.2001/2001

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 aprile 2001, Uniformità di trattamento sul diritto agli studi universitari, ai sensi dell’articolo 4 della legge 2 dicembre 1991, n. 390

http://attiministeriali.miur.it/anno-2001/aprile/dpcm-09042001.aspx

L 268/2002

Legge 6 novembre 2002, n. 268, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 212, recante misure urgenti per la scuola, l’università, la ricerca scientifica e tecnologica e l’alta formazione artistica e musicale [G.U. Serie generale n. 276 del 25.11.2002]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20021125&numeroGazzetta=276&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

DM 629/2003

Decreto ministeriale 8 ottobre 2003, n. 629, Decreto ministeriale relativo al titolo dei corsi sperimentali Conservatori di Musica

http://attiministeriali.miur.it/anno-2003/ottobre/dm-08102003-n-629afam.aspx

DM 1/2004

Decreto ministeriale 8 gennaio 2004, n. 1, Diploma di secondo livello nei Conservatori di musica e Istituti musicali pareggiati

http://attiministeriali.miur.it/anno-2004/gennaio/dm-08012004-n-1afam.aspx

 

DPR 132/2003

Decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003, n. 132, Regolamento recante criteri per l’autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa delle istituzioni artistiche e musicali, a norma della Legge 21 dicembre 1999, n. 508 [G.U. Serie generale n. 135 del 13.06.2003]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20030613&numeroGazzetta=135&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

DPR 212/2005

Decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’articolo 2 della Legge 21 dicembre 1999, n. 508 [G.U. Serie generale n. 243 del 18.10.2005]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20051018&numeroGazzetta=243&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

DM 236/2005

Decreto ministeriale 16 settembre 2005, n. 236, Regolamento recante la composizione, il funzionamento e le modalità di nomina e di elezione dei componenti il Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale [G.U. Serie generale  n. 267 del 16.11.2005]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20051116&numeroGazzetta=267&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

DM 90/2009

Decreto ministeriale 3 luglio 2009, n. 90, Settori artistico-disciplinari dei Conservatori di Musica

http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/luglio/dm-03072009-(5).aspx

 

DM124/2009

Decreto ministeriale 30 settembre 2009, n. 124, Ordinamenti didattici dei corsi di studio per il conseguimento del diploma accademico di primo livello nei Conservatori di Musica

http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/settembre/dm-30092009-n-124.aspx

 

DM 154/2009

Decreto ministeriale 12 novembre 2009, n. 154, Applicazione art. 6, comma 3, del D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212

http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/novembre/dm-12112009-n-154.aspx

 

DD 230/2010

Decreto direttoriale 1 dicembre 2010, n. 230, Inquadramento docenti Conservatori di Musica nei settori disciplinari

http://attiministeriali.miur.it/anno-2010/dicembre/dd-01122010-(1).aspx

 

L 240/2010

Legge 30 dicembre 2010, n. 240, Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario [G.U. Serie generale n. 10 del 14.01.2011, Supplemento ordinario n. 11/L]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20110114&numeroGazzetta=10&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=SO&numeroSupplemento=11&numPagina=1&edizione=0

 

DM 119/2013

Decreto ministeriale 20 febbraio 2013, n. 119, Modifiche e integrazioni al D.M. 3 luglio 2009, n. 90

http://attiministeriali.miur.it/media/212073/dm_20.2.2013_n.119.pdf

 

 DM 120/2013

Decreto ministeriale 20 febbraio 2013, n. 120, Modifiche e integrazioni al D.M. 30 settembre 2009, n. 124

http://www.afam.miur.it/media/28538/dm_20.2.2013_n.120.pdf

 

 

Normativa riguardante altri ordini di scuole

DM 201/1999

Decreto ministeriale 6 agosto 1999, n. 201, Riconduzione ad ordinamento dei corsi sperimentali ad indirizzo musicale nella scuola media ai sensi della legge 3 maggio 1999, n. 124, art. 11, comma 9 [G.U. Serie generale n. 235 del 6.10.1999]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=19991006&numeroGazzetta=235&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

DM 31.VII.2007/2007

Decreto ministeriale 31 luglio 2007, Indicazioni per il curricolo per la scuola d’infanzia e per il primo ciclo di istruzione

https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/dm_310707.shtml#allegati

 

DPR 89/2010

Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, Regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 [G.U. Serie generale n. 137 del 15.06.2010, Supplemento ordinario n. 128/L]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20100615&numeroGazzetta=137&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=SO&numeroSupplemento=128&numPagina=1&edizione=0

 

DM 211/2010

Decreto ministeriale 7 ottobre 2010, n. 211, Schema di regolamento recante «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento» [G.U. Serie Generale n. 291 del 14.12.2010, Supplemento ordinario n. 275]

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2010-12-14&atto.codiceRedazionale=010G0232&elenco30giorni=false

 

DM 8/2011

Decreto ministeriale 31 gennaio 2011, n. 8, [Diffusione della cultura e della pratica musicale nella scuola primaria]

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/ccf3c257-ae6b-4845-ac3a-b214ce5c2f0b/dm8_11.pdf

 

DM 254/2012

Decreto ministeriale 16 novembre 2012, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola d’infanzia e del primo ciclo d’istruzione [G.U. Serie generale n. 30 del 5.02.2013]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20130205&numeroGazzetta=30&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

L 107/2015

Legge 15 luglio 2015, n. 107, Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti [G.U. Serie generale n. 162 del 15.07.2015]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20150715&numeroGazzetta=162&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

I possibili modi per conseguire uno stesso titolo di studio musicale in Italia.

A fine 2017 la riforma dei Conservatori (la seconda dall’unità d’Italia) compirà 18 anni. Nonostante la sua prossima “maggiore età” è molto probabile (vista la mole di quanto ancora manca) che non tutti i decreti previsti dalla L. 508/1999 e dalla successiva normativa saranno emanati tanto velocemente. Il prolungarsi di questo lungo periodo di attuazione della Legge sta causando un numero sempre maggiore di difficoltà e di contraddizioni. Per esempio: chi oggi volesse iniziare un percorso di studi al fine di conseguire un titolo musicale, quali possibilità ha?

La risposta sembra semplice: il Regolamento DPR 212/2005 (art. 3) elenca i cinque corsi di diploma accademico conseguibili. Solo quattro di questi sono oggi attivi nelle istituzioni accreditate ad organizzarli (non viene ancora offerto il diploma di formazione alla ricerca) e solo uno (il primo livello) è a regime ordinamentale.

Lo stesso DPR 212/2005, nello stesso articolo, dispone che non sono ammessi studenti privatisti (comma 9). Quindi per ottenere un titolo superiore musicale ci si deve iscrivere (dopo aver svolto un’adeguata preparazione pre-AFAM in un Conservatorio, in un Liceo musicale, o privatamente) ad un Conservatorio statale, oppure ad un ISSM non statale (ex Istituto Pareggiato), oppure in un istituto non statale o privato diverso dai precedenti accreditato dal MIUR in base a quanto disposto all’art. 11 del DPR 212/2005 (per la musica ce ne sono quattro attualmente).

La legge infatti non vieta a nuovi soggetti di rilasciare titoli riconosciuti dallo Stato, ma impone precisi requisiti (cfr. nota MIUR del 20 giugno 2016) e una procedura specifica di accreditamento dei corsi di studio che parte dal MIUR e finisce al MIUR passando per la valutazione di ANVUR (l’Agenzia di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca).

L’offerta formativa musicale accademica di primo livello è molto ampia: ben 67 corsi di studio differenti (cfr. DM 124/2009 e DM 120/2013). Per ottenere uno di questi titoli ci sono diversi percorsi alternativi rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare in base alla L. 508 e successivi decreti. Le differenti vie che sotto illustro possono essere lette come un allargamento delle opportunità date agli studenti, ma non è sempre così. Vediamo intanto la situazione.

Si prenda come esempio il primo titolo finale conseguibile in un corso di studi superiore per Pianoforte:

  1. Diploma accademico di primo livello in Pianoforte (in base alla normativa della riforma, in particolare al DM 124/2009);
  2. Diploma in Pianoforte (in base al RD n. 1945 del 1930 e successiva normativa del secolo scorso);
  3. Laurea in Pianoforte (come equipollenza, in base al Decreto interministeriale MIUR-MIBACT n. 941 del 22 dicembre 2015);
  4. Bachelor of Arts in Pianoforte (titolo riconosciuto all’estero e poi in Italia, in base al Trattato europeo di Lisbona, come primo livello).

Il diploma accademico di primo livello (1) è rilasciato solo dai Conservatori statali e non statali e dagli istituti accreditati in base all’art. 11 del DPR 212/2005 (ci sono oggi 81 sedi accreditate su tutto il territorio nazionale), e solo a propri iscritti. Il titolo è equipollente (ai soli fini dell’accesso ai concorsi pubblici) alla laurea universitarie L03 “Discipline delle arti figurative, della musica, dello spettacolo e della moda”, in base alla L. 228/2012 (comma 102).

Il diploma del vecchio ordinamento (2) è rilasciato agli iscritti dei Conservatori statali e non che hanno diritto a concludere gli studi nell’ordinamento con cui hanno iniziato (cfr. L. 508/1999 art. 7 e DPR 212/2005 art. 12, comma 2). Detti corsi di studio sono tutti ad esaurimento perché gli ultimi iscritti sono stati accolti nei Conservatori nell’a.a. 2010-11. La Legge 228/2012 dispone l’equipollenza tra il diploma di vecchio ordinamento e quello accademico di II livello (comma 107, fino al 2013, ma il termine è stato prorogato al 2017 e ora riprorogato al 2021). Non solo: essendo il II livello accademico equipollente alla laurea magistrale LM-45 “Musicologia” (comma 103), è da ritenersi che di tale ulteriore equipollenza ne benefici anche il vecchio titolo di diploma.

Il titolo del vecchio diploma è ancora oggi rilasciato dai Conservatori (come prima della riforma) anche ai privatisti, cioè a coloro che non sono iscritti nelle istituzioni che rilasciano i titoli, e che si presentano in Conservatorio solo per l’esame finale o per gli esami intermedi. Una recente sentenza del Consiglio di Stato (del 10 giugno 2016, fatta propria poi dal MIUR con nota del 5 dicembre 2016), dà agli studenti privatisti la possibilità di studiare con i vecchi programmi pre-riforma (per lo più del 1930) e di poter conseguire lo stesso diploma degli iscritti, come si faceva un tempo, da esterni. Tale diploma rilasciato dai Conservatori ai privatisti ha lo stesso valore giuridico di quello rilasciato agli interni, quindi in base alla L. 228/2012 è equipollente al diploma accademico di secondo livello e quindi alla laurea magistrale in musicologia!

Accanto al sistema AFAM sta per partire un sistema formativo superiore artistico e musicale diverso, si potrebbe anche dire “parallelo” al precedente, che vedrà protagonisti enti privati accreditati che rilasceranno titoli (3) resi poi equipollenti alle lauree, alle lauree magistrali e ai diplomi di specializzazione universitari! Lo dice il decreto interministeriale MIBACT-MIUR del 22 dicembre 2015 che dà la possibilità ad istituti non statali o privati, attivi da anni e riconosciuti dal MIBACT, di poter richiedere l’accreditamento al MIUR. Una speciale commissione appositamente costituita e nominata dal Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca valuterà i requisiti dei richiedenti secondo specifici parametri (cfr. art. 4), svolgendo un lavoro del tutto simile a quello svolto dal CNAM (in attesa della sua ricostituzione dalla speciale commissione in seno al MIUR) e dall’ANVUR, cioè da organismi già previsti dalla legge e operanti aventi le medesime competenze tecniche di questa commissione.

L’ultimo modo per acquisire un titolo (4) è decisamente discutibile, ma sempre più spesso viene offerto nelle pubblicità che si possono leggere in rete. Si tratta di istituti privati non accreditati (in base ai casi legalmente previsti in 1) e in 3) che hanno stipulato un accordo/convenzione con un ente di formazione e/o certificatore estero (specialmente con istituti, anche prestigiosi, in Inghilterra). Gli studenti frequentano i corsi in Italia, in istituti privati italiani, e il titolo finale rilasciato (“Bachelor of Arts”), viene riconosciuto dall’ente estero come pari ad un livello 6 del Quadro Europeo dei Titoli (EQF), lo stesso, per intenderci, del nostro diploma di primo livello. Il riconoscimento vale chiaramente per il paese estero dove agisce l’ente certificatore, ma questi istituti pubblicizzano la loro validità giuridica (quindi la loro spendibilità) anche in Italia in base al trattato europeo di Lisbona del 1997.

Come ha chiarito il CIMEA (Centro Informazioni Mobilità Equivalenze Accademiche) il 29 febbraio 2016 ad un quesito della Conferenza dei direttori dei Conservatori, questa impostazione non corrisponde alla realtà dei fatti. Secondo la normativa italiana (Decreto 26 aprile 2004, n. 214, che attua l’art. 4 della L. 148/2002, a ratifica del Trattato di Lisbona dell’11 aprile 1997), dice il CIMEA: “… l’accesso alla procedure di riconoscimento dei titoli esteri rilasciati in Italia da istituzioni afferenti a sistemi esteri di istruzione e formazione superiore, è subordinato all’accreditamento presso il MIUR della stessa istituzione rilasciante il titolo secondo le regole stabilite dal citato decreto. Senza tale accreditamento, i titoli esteri, seppur ufficiali nel sistema di appartenenza, rilasciati a fronte di corsi svolti in Italia, non possono trovare alcun riconoscimento nel nostro sistema.” Il MIUR è già stato ufficialmente informato della situazione: siamo in attesa di una sua posizione definitivamente chiarificatrice a riguardo.

A fronte della situazione sopra descritta è comprensibile una certa confusione da parte di un possibile utente. I ritardi della riforma, il coesistere di regole poco chiare, creano una realtà in cui i legittimi soggetti formativi sono in difficoltà ad operare e si fanno spesso concorrenza “sleale” tra loro stessi, mentre altri soggetti non autorizzati approfittano della situazione offrendo titoli di studio che difficilmente saranno riconosciuti.


Riferimenti:

Legge 508/1999 (Riforma dei Conservatori):

http://www.camera.it/parlam/leggi/99508l.htm

Legge 228/2012 (Legge di stabilità 2013):

http://www.gazzettaufficiale.it/eli/id/2012/12/29/012G0252/sg

Regolamento didattico DPR 212/2005:

https://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/normativa/allegati/dpr212_05.pdf

Ordinamenti di primo livello Conservatori (DM 124/2009):

http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/settembre/dm-30092009-n-124.aspx

D.I. MIUR-MIBACT 22 dicembre 2015:

http://attiministeriali.miur.it/media/278506/di_n.941_22_12_2015.pdf

Nota MIUR 20 giugno 2016 per accreditamento istituti non statali e privati:

http://attiministeriali.miur.it/anno-2016/giugno/nota-20062016.aspx

Sentenza Consiglio di stato sui privatisti:

http://1.flcgil.stgy.it/files/pdf/20161212/sentenza-del-consiglio-di-stato-2502-del-10-giugno-2016-candidati-privatisti-e-conservatori.pdf

Nota MIUR del 5 dicembre 2016 sui privatisti:

http://1.flcgil.stgy.it/files/pdf/20161212/nota-28964-del-5-dicembre-2016-candidati-privatisti-conservatori-e-imp.pdf

Risposta quesito CIMEA 29/02/2016:

https://www.facebook.com/conferenzadirettoriconservatorio/posts/978023298913898

I “pre-accademici” nella storia e nei numeri: Conservatori e Licei musicali

I corsi “pre-accademici”, attività formative che tutti i Conservatori organizzano per studenti non ancora in grado di accedere al primo dei corsi di studio accademici previsti dalla normativa (il “triennio”), sono da anni oggetto di accesa discussione nel mondo dei Conservatori e dell’AFAM in generale.

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