After 508. Prospettive e problemi dell’alta formazione musicale a 16 anni dalla legge di riforma

Antonio Ligios, Direttore del Conservatorio Luigi Canepa di Sassari

Intervento al convegno La scuola media a indirizzo musicale (SMIM) nella filiera della formazione musicale

[Sassari, Conservatorio L. Canepa, 13 maggio 2016]

 

Il varo della legge di riforma del settore dell’alta formazione artistica e musicale, la n. 508 del 1999 (L. 508/1999), costituì l’esito di un lungo iter parlamentare iniziato nel 1997 con l’approvazione da parte della VII Commissione della Camera dei deputati  di un disegno di legge, il 2881 (DDL 2881/1997), che prevedeva la confluenza delle istituzioni di istruzione artistica superiore in “istituti superiori delle arti” (ISDA) di “grado universitario”, dotati di personalità giuridica, di autonomia amministrativa, didattica, finanziaria e contabile, secondo un ordinamento giuridico del tutto simile a quello che regolava l’autonomia delle università e degli enti di ricerca. Nonostante l’approvazione unanime del suddetto disegno di legge da parte della VII Commissione della Camera, al Senato si aprì un lungo dibattito, durato ben due anni, che portò ad alcune modifiche del testo originario, soprattutto dopo che il relatore del provvedimento, il senatore Lombardi Satriani, avanzò diversi dubbi su alcuni aspetti della nuova normativa. Il DDL così modificato, con il n. 2881-B (DDL 2881-B/1999), venne successivamente approvato in via definitiva e divenne legge il 21 dicembre del 1999.

Già dopo la presentazione del primo disegno di legge emersero significative divisioni tra i partiti e anche all’interno degli stessi. Il dibattito sulla riforma del settore si era peraltro svolto, parallelamente, anche al di fuori delle commissioni, attraverso convegni ed altre iniziative che avevano per tema il riordino complessivo degli studi musicali: tutti momenti di discussione che toccavano argomenti ‘sensibili’, quali la nozione di atipicità degli studi musicali, la questione del docente unico, il rapporto tra conservatori e università, il problema del peso delle materie afferenti alla formazione musicale di base (le cosiddette materie ‘complementari’), il confronto con il quadro normativo europeo, la rinnovata attenzione al mondo delle professioni musicali, che dal 1930 – anno a cui risaliva l’ultimo assetto didattico dei conservatori[1] – era profondamente mutato. Sul dibattito e sui contenuti finali del provvedimento ebbero un peso non trascurabile, infine, anche alcune posizioni sindacali.

Le modalità di approvazione della legge, che fu opera delle competenti commissioni parlamentari in sede deliberante, sottrassero la discussione ad una risonanza più ampia che il tema avrebbe potuto avere se discusso in aula, segno evidente, questo, della perdurante marginalità della musica all’interno del quadro culturale del nostro paese.

Non c’è il tempo, in questa sede, e d’altra parte non è questa la finalità del mio intervento, di analizzare il dispositivo normativo segnalandone i tratti più innovativi, quelli che avevano configurato, nel 1999, la Legge 508 come la sintesi di una vera e propria rivoluzione nel settore della cultura e della formazione musicale, ma anche i suoi più evidenti limiti, gli stessi che ne hanno fortemente condizionato l’attuazione e dunque l’efficacia. Mi prefiggo invece di tracciare un breve excursus storico del processo attuativo attraverso una rapida ricognizione sulla  normativa conseguente, processo – come tutti sappiamo – fortemente mutilo, nonostante siano trascorsi ben 16 anni dall’approvazione della Legge, concentrando contestualmente l’attenzione soprattutto sugli aspetti che riguardano l’assetto didattico, e più in particolare sulle questioni collegate al tema del Convegno.

Una volta approvata la Legge 508, sul piano legislativo iniziò un defatigante iter di approvazione di provvedimenti a carattere regolamentare, previsti dalla Legge, che avrebbero dovuto garantire la concreta attuazione del dettato normativo, mentre nel contempo altri provvedimenti assicurarono la possibilità di attuare o proseguire le sperimentazioni relative al nuovo assetto accademico dei conservatori previsto dalla 508, modellato sullo schema 3 + 2 definito anche per le università. Il D.M. n. 629 dell’8 ottobre 2003 (DM 629/2003) autorizzava così il rilascio di titoli di studio conseguiti al termine di corsi triennali (sperimentali) di primo livello attuati a partire dal 2000 da alcuni conservatori, mentre il D.M. n. 1 dell’8 gennaio 2004 (DM 1/2004) offriva alle istituzioni l’opportunità di attivare, sempre in via sperimentale, i corsi accademici (biennali) di secondo livello. In entrambi i provvedimenti si fa riferimento alla necessità di accompagnare il rilascio del titolo dal Diploma supplement, altro segno tangibile di una esplicita volontà di dare piena attuazione ai principi della 508, ribaditi peraltro dal decreto del Presidente del Consiglio di Ministri del 9 aprile 2001 (DPCM 9.IV/2001), che – all’articolo 15 – estende agli studenti iscritti all’A.F.A.M. (Alta Formazione Artistica e Musicale) i benefici previsti dalla Legge 390/1991 (norme sul diritto allo studio) agli studenti universitari.

Nel frattempo il legislatore si preoccupava di intervenire sull’articolo 4 della 508, quello che tentava di strutturare una confluenza del percorso del previgente ordinamento all’interno della formazione accademica riformata, prevedendo – per gli studenti in possesso del vecchio diploma finale congiunto ad un diploma di scuola media superiore – l’istituzione di appositi corsi integrativi della durata di un anno per consentire loro di conseguire i nuovi diplomi accademici. Tale prescrizione sarà vanificata ben presto dalla Legge di conversione del D.L. n. 212 del 25 settembre 2002 (L 268/2002), che eliminerà l’anno integrativo consentendo ai possessori del vecchio diploma l’iscrizione ai corsi accademici di secondo livello, ed equiparando i vecchi titoli – ai fini dell’accesso ai pubblici concorsi – alle lauree previste dal D.M. n. 509 del 3 novembre 1999. Sarà solo l’inizio di una scellerata serie di interventi disorganici sul valore dei titoli di studio rilasciati dai conservatori, che porterà soltanto ad incertezze e sconcerto tra gli operatori e soprattutto tra gli stessi studenti.

L’attuazione del processo di riforma sembra ormai avviato, anche se prevale una grande lentezza, che si manifesta soprattutto nel varo dei regolamenti, per i quali è previsto un iter di approvazione più articolato. E così il regolamento sull’autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa arriva soltanto nel 2003 (DPR 132/2003), e non senza incidenti di percorso, dal momento che il procedimento di nomina dei presidenti verrà poi modificato a seguito della sentenza 4923/2005 del Consiglio di Stato, che dichiarò illegittima la modalità prevista di designazione dei presidenti: in ogni caso tale regolamento consentì alle istituzioni di dotarsi dei fondamentali statuti d’autonomia e dunque di un nuovo tipo di governance, anch’esso non esente da criticità e dunque ancor oggi molto discusso.

Nel 2005 viene approvato il regolamento inerente la definizione degli ordinamenti didattici (DPR 212/2005), strumento indispensabile per poter procedere alla trasformazione dei percorsi di studio sperimentali in ordinamentali e per poter completare – sotto il profilo della didattica – il disegno riformatore. Va però ricordato a questo proposito che, dal punto di vista dell’assetto normativo regolamentare, questi sono stati gli unici due regolamenti emanati, dei nove che erano stati previsti dall’art. 2 c. 7 della 508. Gli altri sette concernevano materie fondamentali per portare a compimento il quadro complessivo della riforma: definizione dei requisiti di qualificazione didattica, scientifica e artistica delle istituzioni e dei docenti e delle idoneità delle sedi, definizione delle modalità di trasformazione delle istituzioni in I.S.S.M. e dei possibili accorpamenti e fusioni, definizione delle modalità di convenzionamento con istituzioni scolastiche e universitarie, delle procedure di reclutamento del personale, delle procedure per programmare, riequilibrare e sviluppare l’intero sistema e infine per poter attuare processi di valutazione dello stesso.

Questi ritardi appaiono tanto più gravi in considerazione del fatto che nei primi cinque anni di attuazione della 508 si definiscono i confini di uno spazio europeo dell’istruzione superiore, con l’avvio del cosiddetto Processo di Bologna, spazio nel quale trova collocazione anche il nostro sistema dell’A.F.A.M. In questo contesto, proprio nel 2005, si definisce il Quadro dei titoli per lo spazio europeo dell’istruzione superiore (Qualifications Framework for the European Higher Education Area), che porta con sé come corollario l’articolazione degli studi superiori in tre cicli, la descrizione del sistema dei crediti ECTS e dei risultati di apprendimento (i cosiddetti Descrittori di Dublino).

Sempre nel 2005 si scrivono le norme relative alla costituzione e al funzionamento del CNAM (Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale), organo previsto all’articolo 3 della Legge 508, a cui è affidato il fondamentale compito di formulare pareri (obbligatori) e proposte relativamente a materie di fondamentale rilevo, come i regolamenti previsti dalla stessa 508, i regolamenti didattici e la programmazione dell’offerta formativa (DM 236/2005).

Ma in Italia il processo riformatore rallenta ulteriormente la sua andatura, e bisogna attendere il 2009 perché si gettino le basi per poter trasformare in ordinamentali i corsi di diploma accademico di primo livello avviati dalle istituzioni in regime di sperimentazione. I riferimenti normativi sono il D.M. 90 contenente i settori artistico-disciplinari, varato nel 2009 (DM 90/2009), e il fondamentale D.M. 124 dello stesso anno (DM 124/2009), che definirà lo schema degli ordinamenti didattici dei corsi triennali di primo livello: atti completati dal D.M. 154 del novembre 2009 (DM 154/2009), che provvederà a definire la frazione dell’impegno orario complessivo che, in relazione ai crediti da conseguire, deve essere riservata allo studio personale, da una parte, e dall’altra alla diversa tipologia di attività formative. Sulla base di questi atti normativi le istituzioni hanno potuto varare in autonomia i propri ordinamenti didattici relativi ai corsi di primo livello e il proprio regolamento didattico. Va peraltro ricordato che i due decreti ministeriali precedentemente citati, i numeri 90 e 124, avranno bisogno ben presto di integrazioni e modifiche, che arriveranno però soltanto nel 2013 (DM119/2013 e DM120/2013).

Un ultimo passaggio normativo di fondamentale rilievo, che a dieci anni dall’emanazione della 508 pone un fondamentale tassello nella costruzione dell’edificio dei conservatori riformati, è il D.D. della Direzione Generale AFAM (DD 230/2010) che sancisce l’inquadramento dei professori nei nuovi settori artistico-disciplinari, dopo che – qualche mese prima – era stata definitala corrispondenza tra le vecchie classi di concorso vigenti nel cosiddetto vecchio ordinamento e i nuovi settori artistico-disciplinari. Poi più nulla o quasi, ossia nessun provvedimento capace di incidere in modo significativo sul nuovo sistema riformato, se si eccettua la norma – approvata sempre nel 2010, all’interno della riforma dell’università – che consente agli studenti iscritti ai corsi di fascia accademica dei conservatori di frequentare contemporaneamente un corso universitario, pur con una limitazione dei crediti formativi accademici conseguibili in uno stesso anno nei due percorsi di studio (L 240/2010).

Dieci anni impiegati per mandare ad ordinamento solo una parte dei percorsi accademici previsti dalla 508 sono evidentemente troppi, e questo – almeno in parte – è sicuramente il frutto delle procedure di rinvio previste dalla legge, che in questo primo decennio di vita palesava però anche altri limiti, uno dei quali già evidente nel 1999. La legge infatti interveniva disarticolando l’unicità e la continuità del percorso formativo conservatoriale, senza occuparsi però di tutto quello che sarebbe accaduto prima dell’arrivo dello studente nella fascia accademica. È vero che proprio nel 1999 veniva ricondotta ad ordinamento la struttura delle scuole medie ad indirizzo musicale (SMIM), ma è altrettanto vero che tale ordinamento è votato in prevalenza, nella propria azione formativa, a perseguire l’obiettivo di una formazione educativo-musicale di tipo per così dire ‘generalista’, senza contare inoltre le limitazioni dovute al fatto che possono essere presenti nell’offerta formativa di ciascuna SMIM un massimo di quattro strumenti musicali e che nel novero delle quattordici specialità strumentali definite del D.M. 201 (DM 201/1999) mancano alcuni fondamentali strumenti presenti invece negli ordinamenti dei conservatori. Altri avvicendamenti normativi importanti, sempre nell’ambito della formazione musicale pre-accademica, riguarderanno successivamente la riforma del primo ciclo dell’istruzione,  con le Indicazioni nazionali del 2007 (DM 31.VII.2007/2007) e – più tardi – del 2012 (DM 254/2012), e infine il riordino dei licei, nel 2010 (DPR 89/2010, seguito dalle relative Indicazioni nazionali dello stesso anno, DM 211/2010), con l’istituzione appunto dei licei musicali: ma tutto questo arriva dopo la 508, e il sistema complessivo appare così come una singolare piramide costruita partendo dall’apice piuttosto che dalla base. Non va dimenticato inoltre il tentativo di estendere, più in generale, la pratica musicale nella scuola, con particolare riferimento alla scuola primaria, tentativo che sfocia nel 2011 in un apposito provvedimento mirato a favorire la verticalizzazione dei curricula musicali (DM 8/2011). Il decreto recepisce i contenuti del lavoro portato avanti dal Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, presieduto dall’onorevole Luigi Berlinguer, sintetizzati nel documento Linee di indirizzo per un piano pluriennale di interventi relativi alla diffusione della pratica musicale nelle scuole di ogni ordine e grado, risalente al marzo del 2009.[2]

Appare oggi molto difficile, comunque, vedere SMIM, licei musicali e conservatori riformati come le tre parti di una organica filiera formativa: le ragioni sono molteplici, ma la prima di tutte è che non vi è mai stato – alla base dei diversi provvedimenti normativi che ne hanno determinato la nascita – un coerente disegno riformatore unitario.

Oggi, a sedici anni dalla approvazione della 508, la persistenza dei corsi di secondo livello (Biennio) in una condizione ancora sperimentale e la mancanza dei dottorati di ricerca appaiono sicuramente i dati che meglio illustrano la patologia del percorso di attuazione della legge di riforma. Ma c’è un altro elemento che contribuisce a rappresentare molto bene i termini di una riforma incompiuta, ossia di un discorso iniziato e mai portato a termine, i cui contenuti si sono via via sfilacciati senza che il legislatore abbia avuto la lucidità di affrontarli in modo organico: la questione riguarda la presenza e la configurazione, all’interno dei conservatori, dei cosiddetti corsi pre-accademici.

A seguito della messa ad ordinamento dei corsi accademici di primo livello e del conseguente stop alle iscrizioni degli studenti al cosiddetto vecchio ordinamento, i conservatori hanno disciplinato attraverso propri ordinamenti interni – a partire dall’anno accademico 2010/2011 – dei corsi afferenti alla formazione musicale di base, denominati nella grande maggioranza dei casi corsi pre-accademici. In sostanza, a fronte di nessuna specifica indicazione ministeriale a tal riguardo, i conservatori hanno coperto il segmento formativo collocato al di sotto di quello accademico, corrispondente grosso modo ai primi periodi del vecchio ordinamento, attraverso questi corsi, strutturati sulla base di linee guida approvate dalla Conferenza dei direttori dei Conservatori di musica nella riunione del 14 luglio 2010.

Si tratta ovviamente di attività istituzionali, cioè previste da normativa interna regolarmente approvata dagli organi di governo dell’istituzione, che però non sono certo né ordinamentali né sperimentali, tanto è vero che nessuna normativa prevede che vadano a regime, anzi a rigore la loro fisionomia va considerata transitoria. Hanno comunque un fondamento normativo, in quanto discendono direttamente dai corsi di base previsti dalla 508[3] e dalle attività propedeutiche previste dal D.P.R. 212.[4] Ciò non toglie che tali corsi pongano innanzitutto un serio problema ‘politico’, dal momento che creano interferenze e perfino conflitti con altri settori della formazione, e di fatto costituiscono un ostacolo al completamento del processo di riforma, ossia alla piena legittimazione dei conservatori nell’ambito della formazione accademica così come delineata dagli accordi europei. Ma ne pongono anche uno giuridico, considerato che sono sorti infatti dubbi sul fatto che sia corretto che parte del monte ore pagato dallo Stato ai docenti sia utilizzabile per attività non previste dagli ordinamenti.[5] Tali corsi vengono inoltre visti da alcuni come una frettolosa risposta dei conservatori conseguente allo stop delle iscrizioni ai corsi del vecchio ordinamento, risposta finalizzata al recupero dell’unicità del ciclo dell’istruzione musicale professionalizzante e, conseguentemente, di una fascia ampia di studenti che altrimenti il conservatorio avrebbe perso.

La questione della collocazione dei corsi pre-accademici all’interno dell’offerta formativa dei conservatori riformati rappresenta oggi, sicuramente, un problema spinoso che richiede di essere affrontato senza pregiudizi ideologici e con una visione complessiva che abbracci da una parte una seria analisi del sistema italiano della formazione musicale così come si è definito a partire dal 1999, e dall’altra le esperienze maturate nei sistemi formativi di altri paesi europei che hanno intrapreso il percorso definito all’interno del Processo di Bologna, e che in qualche caso – anche questo va detto in tutta onestà – vorrebbero allontanarsene.

La resistenza dei conservatori ad abbandonare il segmento pre-accademico si fonda su una pluralità di motivazioni, non ultima la difficoltà a mettere in discussione il paradigma del ciclo unico di studi affidato ad un solo docente, che – è opinione diffusa tra i docenti – sarebbe fonte di disorientamento e di scarsa efficacia dell’azione didattica, per non dimenticare che tale azione porterebbe nell’immediato ad una forzata e oggettiva sottoutilizzazione del personale docente in organico. D’altra parte va riconosciuto che la rigorosa divisione del percorso formativo tra SMIM, licei musicali e conservatori è di fatto concretamente inattuabile, almeno allo stato attuale, per altrettante valide motivazioni, tra le quali primeggia la parziale e disomogenea offerta sul territorio nazionale di formazione musicale da parte della scuola pubblica, o meglio di formazione mirata alla continuazione degli studi in ambito accademico. È vero altresì che la definizione di un curricolo ‘verticale’, capace di armonizzare coerentemente il segmento formativo accademico con quelli della scuola secondaria di primo e di secondo grado (SMIM e liceo musicale), alternativo alla strutturazione unica degli studi musicali così come storicamente delineata nei conservatori, presuppone un’esperienza di relazione e di cooperazione in campo didattico da parte degli stessi conservatori con altre istituzioni formative, esperienza che il conservatorio – abituato all’autosufficienza da tempo immemorabile – non sempre è riuscito a maturare.

Appare evidente che quella dimensione formativa estremamente variegata, aggettivata nei conservatori come pre-accademica, risulta oggi non più difendibile, alla luce della pur inattuata 508 e della configurazione che il legislatore italiano ha voluto dare agli studi musicali nella sua complessiva articolazione. Non è difendibile nella misura in cui si pretende di inserire in questo contenitore tutto ciò che resta del vecchio ordinamento, magari un po’ aggiornato sul piano delle metodologie didattiche e degli obiettivi formativi, ma restando fedeli al principio della non frazionabilità del percorso degli studi musicali e dunque del docente unico, dalla fase di impostazione dello studente sino alla fine della sua carriera scolastica, quando ormai dovrebbe presumibilmente essere preparato ad affrontare la professione.

D’altro canto non è pensabile cancellare completamente dall’offerta formativa dei conservatori questo segmento che, pur con tutte le inadeguatezze, ha comunque contribuito a formare – dal 1930 ad oggi – musicisti e compositori che in molti casi il mondo ci invidia, e questo non perché SMIM e licei musicali siano inadeguati a garantire la cosiddetta formazione di base, ma per oggettive condizioni che non possono non essere riconosciute. Mi limito ad evidenziare a questo proposito quattro soli elementi:

  1. Nell’offerta formativa delle SMIM, che peraltro sono distribuite in maniera non omogenea sul territorio nazionale, mancano totalmente alcuni strumenti, e nelle scuole dove è attivato l’indirizzo musicale spesso ricorrono le medesime specialità (pianoforte, chitarra, flauto, ecc.), e quindi nel complesso l’offerta risulta di fatto molto più limitata di quanto non dicano le 14 specialità previste dalla normativa di riferimento.
  2. I licei musicali sono ancora troppo pochi per poter garantire un’offerta formativa pre-accademica sufficiente e omogeneamente distribuita sul territorio nazionale.
  3. Manca totalmente – salvo i casi in cui gli istituti scolatici e il conservatorio non abbiano provveduto in tal senso attraverso accordi programmatici e/o convenzioni – una qualsiasi forma di coordinamento curricolare tra i diversi segmenti della filiera formativa.
  4. Se passasse il principio che solo SMIM e licei musicali sono deputati a erogare la formazione musicale di base, questo sistema di fatto vieterebbe ad uno studente dotato e motivato, che però decide per i più svariati e rispettabili motivi di frequentare il liceo scientifico o una scuola media non ad indirizzo musicale – solo per fare un esempio – di soddisfare la propria vocazione.

Pertanto ritengo, stante il quadro normativo che si è delineato in questi ultimi sedici anni e le precedenti considerazioni, che la formazione di base, denominazione generica di attività cui la Legge 508 pone un limite temporale, anche se non ben decifrabile, debba essere ancora riservata anche ai conservatori, ma profondamente rivista sulla base di nuovi presupposti. È evidente che i corsi pre-accademici così come sono stati concepiti sino ad ora non hanno più ragion d’essere: si presentano come dei para-ordinamenti definiti sulla base di autonome scelte dell’istituzione, suddivisi mediamente in livelli graduali di competenza, generalmente 8 (3 + 2 + 3), normati da appositi regolamenti didattici interni, che prendono in carico lo studente a zero competenze e abilità e lo traghettano – magari attraverso percorsi più flessibili rispetto a quelli dell’ordinamento del 1930 – verso l’ingresso nei corsi accademici di primo livello. Tali corsi dovrebbero essere sostituiti con quelli propedeutici, la cui differenza rispetto ai pre-accademici non è ovviamente soltanto terminologica (anche se l’aggettivo propedeutico è quello che ricorre nel DPR 212), in quanto le attività formative comprese in questo ambito dovrebbero riguardare soltanto i livelli immediatamente precedenti l’accesso al Triennio. Pertanto tali corsi dovrebbero essere indirizzati non a studenti che si trovano nel momento dell’avvio degli studi musicali, bensì a studenti già motivati e strutturati, le cui attitudini strumentali e musicali sono state già accertate e coltivate, ai quali è necessario soltanto completare la preparazione per poter accedere adeguatamente al Triennio. Tale preparazione tecnica non iniziale, congiunta ad un grado ugualmente non iniziale di maturità culturale e musicale complessiva, andrebbe definita con un sufficiente grado di precisione, soprattutto rispetto alle competenze richieste in entrata nei Trienni. Ritengo che questo percorso decisamente orientato in senso professionalizzante, possa ragionevolmente essere compreso – a secondo del livello di ingresso – in un periodo di tempo quantificabile sommariamente intorno ai tre anni, corrispondente dunque al segmento finale dei corsi pre-accademici.

Questo tipo di percorso formativo, pienamente integrato all’interno della programmazione superiore accademica prevista dalla riforma, trova conferma nell’offerta formativa di molte istituzioni europee di alta formazione musicale. Due pubblicazioni dell’Association Européenne des Conservatoires, Académies de Musique et Musikhochschulen (A.E.C.) evidenziano questo tipo di situazione.[6] Alcune prestigiose istituzioni superiori come l’Hochschule tedesca e il Conservatoire francese attivano progetti a cura della stessa istituzione superiore, variamente denominati (Pre-College, Junior Department, Juniorakademie) dedicati a giovani che non hanno ancora il livello per accedere ai corsi di primo livello, quelli cioè che rilasciano diplomi equivalenti al quadro europeo dei titoli (EQF) uguale a 6. Questi corsi sono aperti a studenti anche molto giovani (8-10 anni), ma in ogni caso strumentisti di comprovate doti musicali, cioè studenti che suonano già da anni e che quindi sono – di fatto – di livello avanzato, dunque oltre i primi due periodi dell’attuale nostro pre-accademico.

Questa fattispecie apre un ulteriore fronte di discorso, quello relativo ai cosiddetti ‘talenti precoci’, ossia studenti che sono in possesso – nonostante la giovanissima età – di un elevato grado di maturità strumentale. Allo stato attuale questa tipologia di studenti non trova collocazione in nessun tipo di percorso formativo, né in conservatorio né fuori di esso, e solitamente è costretta a studiare in privato. La mancanza di un’offerta formativa a loro dedicata costituisce una grave lacuna, e nell’attuale sistema ha portato in qualche caso a delle palesi forzature, come l’ammissione prematura ai corsi accademici di primo livello: e questo in una situazione di scandalosa deregulation generale, del tutto priva dei controlli che il M.I.U.R. avrebbe invece dovuto effettuare. In altri paesi europei questo problema è invece superato dai corsi prima citati e – anche se solo parzialmente – dal fatto che l’accesso ai corsi accademici di primo livello (Bachelor) è possibile un anno prima del nostro per via della durata ridotta del ciclo scolastico.

 

Concludendo, dopo aver tentato la costruzione di una piramide priva della sua base, dunque dopo sedici anni dalla progettazione di un edificio formativo privo di fondamenta, fragile e incompleto, tenuto conto del quadro disorganico che si è venuto a creare nella filiera della formazione musicale italiana e degli esempi che provengono da diverse importanti istituzioni europee di alta formazione musicale, ritengo improcrastinabile – al di là delle ipotesi dei grandi disegni di riforma della 508 di cui ultimamente con insistenza si parla – intervenire sulle seguenti materie:

  1. Riconoscimento di una piena integrazione dei corsi propedeutici nell’offerta formativa dei conservatori riformati, attraverso specifica normativa che conferisca loro una legittimità anche sul piano giuridico
  2. Definizione di un coordinamento curricolare tra i vari segmenti della filiera, in particolare individuando i livelli minimi di accesso al Triennio e – implicitamente – i profili di uscita dal liceo musicale
  3. Risoluzione del problema dei cosiddetti ‘talenti precoci’, riconoscendo ai conservatori la possibilità di varare specifici percorsi formativi idonei a dare risposta a questo tipo di studente che non può essere abbandonato al privato, ma deve trovare collocazione nel sistema formativo pubblico
  4. Riconoscimento che al conservatorio non può essere impedito – in via generale – di dare risposte alla formazione musicale di base ove il sistema formativo-musicale pre-accademico, per ragioni che possono essere principalmente individuate nel contenimento della spesa pubblica e sulla mancanza di una specifica offerta formativa sul territorio, non riesce a dare risposte a questo tipo di domanda

La Legge 107 (L 107/2015) come sappiamo delega il Governo a legiferare su diverse materie (comma 180) entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge al fine di provvedere al riordino, alla semplificazione e alla codificazione delle disposizioni legislative in materia di istruzione, coordinandole con il dettato della 107. Alla lettera g) comma 5) del comma 181, tra le materie oggetto di delega, si individua l’armonizzazione dei percorsi formativi di tutta la filiera del settore artistico-musicale, con particolare attenzione  al percorso pre-accademico dei giovani talenti musicali, anche ai fini dell’accesso all’alta formazione  artistica, musicale e coreutica e all’università. Il mio auspicio è che questa sia l’occasione per realizzare in tempi brevi questi interventi, salvaguardando la specificità dei conservatori, valorizzando la loro tradizione orientata in senso professionalizzante, e contribuendo a creare un nuovo quadro di coordinamento e armonizzazione tra i vari comparti presenti nel sistema italiano della formazione musicale.

 

NOTE

[1] Ci riferiamo al Regio Decreto dell’11 dicembre 1930, n. 1945, Norme per l’ordinamento dell’istruzione musicale ed approvazione dei nuovi programmi di esame.

[2] Il documento è scaricabile dalle pagine web del Comitato nazionale per l’apprendimento pratico della musica, all’indirizzo https://archivio.pubblica.istruzione.it/comitato_musica_new/allegati/musica_tutti.pdf

[3] L’art. 2 c. 8 l. d) parla di facoltà di attivare, fino alla data di entrata in vigore di specifiche norme di riordino del settore, corsi di formazione musicale o coreutica di base, disciplinati in modo da consentirne la frequenza agli alunni iscritti alla scuola media e alla scuola secondaria superiore.

[4] L’art. 10, c. 4 l. g) fa riferimento a all’organizzazione di attività formative propedeutiche alla valutazione della preparazione iniziale degli studenti che accedono ai corsi di diploma.

[5] Basterà leggere a questo proposito il parere espresso dall’Avvocatura Generale dello Stato nel 2012. L’Avvocato dello Stato incaricato di stendere il parere così si esprime a proposito di tali corsi: Alla stregua delle indicazioni emergenti dal suddetto quadro normativo la Scrivente ritiene che la istituzione di ‘corsi pre-accademici’ non sia in esso prevista. La legge 508/1999 fa riferimento soltanto alla possibilità di stipulare ‘convenzioni con le istituzioni scolastiche’ e non attribuisce ai Conservatori il potere di istituire corsi ‘pre-accademici’ rivolti agli alunni delle scuole al di fuori di convenzioni con le istituzioni scolastiche.


[6] Cfr. National Music Education Systems [2010] e Pre-college Music Education in Europe [2007], quest’ultimo scaricabile dal sito dell’A.E.C. all’indirizzo http://www.aec-music.eu/userfiles/File/aec-wg-report-pre-college-music-education-in-europe-en-1.pdf.

 

 


 

NORMATIVA CITATA

Normativa riguardante i Conservatori di musica

DDL 2881/1997

Disegno di legge n. 2881,Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati [testo approvato dalla VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati il 5 novembre 1997]

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=13&id=00003048&parse=si&stampa=si&toc=no

DDL 2881-B/1999

Disegno di legge n. 2881-B,Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati [testo nuovamente modificato dalla VII Commissione permanente (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei deputati il 10 novembre 1999 e trasmesso dal Presidente della Camera dei deputati alla Presidenza del Senato il 12 novembre 1999]

http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=13&id=3049

L 508/1999

Legge 21 dicembre 1999, n. 508,Riforma delle Accademie di belle arti, dell’Accademia nazionale di danza, dell’Accademia nazionale di arte drammatica, degli Istituti superiori per le industrie artistiche, dei Conservatori di musica e degli Istituti musicali pareggiati [G.U. Serie generale n. 2 del 4.01.2000]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20000104&numeroGazzetta=2&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

DPCM 9.IV.2001/2001

Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 aprile 2001, Uniformità di trattamento sul diritto agli studi universitari, ai sensi dell’articolo 4 della legge 2 dicembre 1991, n. 390

http://attiministeriali.miur.it/anno-2001/aprile/dpcm-09042001.aspx

L 268/2002

Legge 6 novembre 2002, n. 268, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25 settembre 2002, n. 212, recante misure urgenti per la scuola, l’università, la ricerca scientifica e tecnologica e l’alta formazione artistica e musicale [G.U. Serie generale n. 276 del 25.11.2002]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20021125&numeroGazzetta=276&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

DM 629/2003

Decreto ministeriale 8 ottobre 2003, n. 629, Decreto ministeriale relativo al titolo dei corsi sperimentali Conservatori di Musica

http://attiministeriali.miur.it/anno-2003/ottobre/dm-08102003-n-629afam.aspx

DM 1/2004

Decreto ministeriale 8 gennaio 2004, n. 1, Diploma di secondo livello nei Conservatori di musica e Istituti musicali pareggiati

http://attiministeriali.miur.it/anno-2004/gennaio/dm-08012004-n-1afam.aspx

 

DPR 132/2003

Decreto del Presidente della Repubblica 28 febbraio 2003, n. 132, Regolamento recante criteri per l’autonomia statutaria, regolamentare e organizzativa delle istituzioni artistiche e musicali, a norma della Legge 21 dicembre 1999, n. 508 [G.U. Serie generale n. 135 del 13.06.2003]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20030613&numeroGazzetta=135&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

DPR 212/2005

Decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, Regolamento recante disciplina per la definizione degli ordinamenti didattici delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica, a norma dell’articolo 2 della Legge 21 dicembre 1999, n. 508 [G.U. Serie generale n. 243 del 18.10.2005]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20051018&numeroGazzetta=243&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

DM 236/2005

Decreto ministeriale 16 settembre 2005, n. 236, Regolamento recante la composizione, il funzionamento e le modalità di nomina e di elezione dei componenti il Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale [G.U. Serie generale  n. 267 del 16.11.2005]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20051116&numeroGazzetta=267&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

DM 90/2009

Decreto ministeriale 3 luglio 2009, n. 90, Settori artistico-disciplinari dei Conservatori di Musica

http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/luglio/dm-03072009-(5).aspx

 

DM124/2009

Decreto ministeriale 30 settembre 2009, n. 124, Ordinamenti didattici dei corsi di studio per il conseguimento del diploma accademico di primo livello nei Conservatori di Musica

http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/settembre/dm-30092009-n-124.aspx

 

DM 154/2009

Decreto ministeriale 12 novembre 2009, n. 154, Applicazione art. 6, comma 3, del D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212

http://attiministeriali.miur.it/anno-2009/novembre/dm-12112009-n-154.aspx

 

DD 230/2010

Decreto direttoriale 1 dicembre 2010, n. 230, Inquadramento docenti Conservatori di Musica nei settori disciplinari

http://attiministeriali.miur.it/anno-2010/dicembre/dd-01122010-(1).aspx

 

L 240/2010

Legge 30 dicembre 2010, n. 240, Norme in materia di organizzazione delle università, di personale accademico e reclutamento, nonché delega al Governo per incentivare la qualità e l’efficienza del sistema universitario [G.U. Serie generale n. 10 del 14.01.2011, Supplemento ordinario n. 11/L]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20110114&numeroGazzetta=10&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=SO&numeroSupplemento=11&numPagina=1&edizione=0

 

DM 119/2013

Decreto ministeriale 20 febbraio 2013, n. 119, Modifiche e integrazioni al D.M. 3 luglio 2009, n. 90

http://attiministeriali.miur.it/media/212073/dm_20.2.2013_n.119.pdf

 

 DM 120/2013

Decreto ministeriale 20 febbraio 2013, n. 120, Modifiche e integrazioni al D.M. 30 settembre 2009, n. 124

http://www.afam.miur.it/media/28538/dm_20.2.2013_n.120.pdf

 

 

Normativa riguardante altri ordini di scuole

DM 201/1999

Decreto ministeriale 6 agosto 1999, n. 201, Riconduzione ad ordinamento dei corsi sperimentali ad indirizzo musicale nella scuola media ai sensi della legge 3 maggio 1999, n. 124, art. 11, comma 9 [G.U. Serie generale n. 235 del 6.10.1999]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=19991006&numeroGazzetta=235&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

DM 31.VII.2007/2007

Decreto ministeriale 31 luglio 2007, Indicazioni per il curricolo per la scuola d’infanzia e per il primo ciclo di istruzione

https://archivio.pubblica.istruzione.it/normativa/2007/dm_310707.shtml#allegati

 

DPR 89/2010

Decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, Regolamento recante revisione dell’assetto ordinamentale, organizzativo e didattico dei licei, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133 [G.U. Serie generale n. 137 del 15.06.2010, Supplemento ordinario n. 128/L]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20100615&numeroGazzetta=137&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=SO&numeroSupplemento=128&numPagina=1&edizione=0

 

DM 211/2010

Decreto ministeriale 7 ottobre 2010, n. 211, Schema di regolamento recante «Indicazioni nazionali riguardanti gli obiettivi specifici di apprendimento concernenti le attività e gli insegnamenti compresi nei piani degli studi previsti per i percorsi liceali di cui all’articolo 10, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 15 marzo 2010, n. 89, in relazione all’articolo 2, commi 1 e 3, del medesimo regolamento» [G.U. Serie Generale n. 291 del 14.12.2010, Supplemento ordinario n. 275]

http://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2010-12-14&atto.codiceRedazionale=010G0232&elenco30giorni=false

 

DM 8/2011

Decreto ministeriale 31 gennaio 2011, n. 8, [Diffusione della cultura e della pratica musicale nella scuola primaria]

http://hubmiur.pubblica.istruzione.it/alfresco/d/d/workspace/SpacesStore/ccf3c257-ae6b-4845-ac3a-b214ce5c2f0b/dm8_11.pdf

 

DM 254/2012

Decreto ministeriale 16 novembre 2012, Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola d’infanzia e del primo ciclo d’istruzione [G.U. Serie generale n. 30 del 5.02.2013]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20130205&numeroGazzetta=30&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

 

L 107/2015

Legge 15 luglio 2015, n. 107, Riforma del sistema nazionale di istruzione e formazione e delega per il riordino delle disposizioni legislative vigenti [G.U. Serie generale n. 162 del 15.07.2015]

http://www.gazzettaufficiale.it/do/gazzetta/serie_generale/3/pdfPaginato?dataPubblicazioneGazzetta=20150715&numeroGazzetta=162&tipoSerie=SG&tipoSupplemento=GU&numeroSupplemento=0&numPagina=1&edizione=0

I “pre-accademici” nella storia e nei numeri: Conservatori e Licei musicali

I corsi “pre-accademici”, attività formative che tutti i Conservatori organizzano per studenti non ancora in grado di accedere al primo dei corsi di studio accademici previsti dalla normativa (il “triennio”), sono da anni oggetto di accesa discussione nel mondo dei Conservatori e dell’AFAM in generale.

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